Italia, Padova, Veneto

5 cose diverse dal solito da fare a Padova prima dell’aperitivo

Cinque cose “diverse dal solito” da fare a Padova oltre a visitare le attrazioni più conosciute dai turisti di tutto il mondo. Non solo visitare le più famose Cappella degli Scrovegni, Prato della Valle o la Basilica di Sant’Antonio. A Padova è possibile vivere altre piccole esperienze sconosciute a chi la visita per la prima volta o non ci abbia vissuto almeno per un po’.

Padova ci ha visto studenti per ben cinque anni e lavoratori per i tre anni a venire. Grazie a ciò, siamo riusciti a cogliere la vera essenza di questa piccola perla nella pianura veneta, un miscuglio tra il passato storico e grandioso e l’apertura verso un futuro giovane e dinamico.

In questo articolo vi suggeriamo cinque tra le cose che amiamo di più fare al di fuori dai principali tracciati turistici. Speriamo così che possiate arricchire la vostra visita di esperienze dal vero profumo patavino. Tutte prima di fermarsi in due o tre bar iconici per fare aperitivo, si intende.

1. Rintracciare le opere di street art

Un'opera d'arte di Kenny Random a Padova raffigurante un uomo con un cane che corre con palline colorate sullo sfondo

Tra le cinque cose diverse dal solito da fare a Padova, una di queste è dare la caccia alle opere dei writers più famosi della città! In particolare parliamo di Kenny Random, Tony Gallo e Alessio B., artisti da nomi e opere noti a livello internazionale, nativi di Padova. Alla loro città spesso e volentieri donano opere di street art e iniziative benefiche. Vi sfidiamo a trovarne alcune!

Kenny Random, pseudonimo di Andrea Coppo, agisce nella notte: spesso, alle prime luci dell’alba, i padovani trovano nuove opere sparse sui muri della città. Personalmente ricordo con particolare affetto la scoperta di “È questa la vita che sognavi?” vicino il centro San Gaetano. Di opere di Kenny se ne trovano in tanti angoli di Padova: le riconoscete grazie alla firma stilizzata su fondo nero, sempre presente. Potete trovare alcune opere di Kenny Random in queste zone: via Vicenza, piazza Castello, via Giulio Alessio, via Nazario Sauro, via Daniele Manin. Una bellissima opera che vede la collaborazione di Kenny Random con Tony Gallo è in via Santa Lucia, un po’ nascosta tra i portici.

Due opere di street art dell'artista Kenny Random: un uomo su una colomba della pace e un graffito con la scritta "E' questa la vita che sognavi?"

Tony Gallo è lo pseudonimo di Alberto Tonello, padovano classe 1975, writer e artista. Celeberrimi i suoi volti con il becco sparsi in giro per Padova, soprattutto quelle dedicate al nuovo polo dell’ospedale pediatrico, in zona Gattamelata. Una delle ultime, grandi realizzazioni dello street artist è in via Lippi, nel quartiere Arcella, realizzata per l’associazione Telefono Amico di Padova. Altra opera che vorrei segnalare è in via Gradenigo 10, per l’associazione Fantalica.

Tony Gallo nell'itento di disegnare una delle sue opere di street art a Padova.
Tony Gallo mentre realizza una delle sue opera a Padova, photocredit alessandro orlando.

La parola d’ordine di Alessio B. è “l’arte non è un crimine”. La maggior parte delle sue opere raffigurano bambini pacifisti, che lanciano e diffondono messaggi di speranza, amore, tolleranza e solidarietà. Opere e messaggi come peace and love, follow your art, love. Nel 2020 ha realizzato un murales omaggio dei medici e infermieri per l’emergenza Covid-19. È sempre bello arrivare in piazza della Frutta da via Pietro d’Abano e scovare una sua opera sulla sinistra. Per quanto riguarda Alessio B., una delle mie opere preferite (“4ever”) si trova in via Squarcione, in pieno Ghetto. Una delle ultimissime opere, in onore dei 700 anni di Dante Alighieri, è in via Rodi, un murales che occupa la facciata di un palazzo. Ma potete anche spingervi velocemente verso l’ospedale Sant’Antonio, dove ha realizzato una Wonder Woman di sette metri, munita di mascherina, in onore del personale ospedaliero impegnato contro il covid-19.

Street Art di Alessio B. a Padova: due bambini disegnano un cuore.
Street art di Alessio B. a Padova, photocredit Ursula.

E dopo “Love” di Alessio B. in via Pietro d’Abano, perché non fermarvi a consumare un ottimo calice di vino con cicchetti veneziani e polpette strepitose all’osteria All’ombra della piazza?

2. Visitare la loggia e Odeo Cornaro sulle tracce di Galileo Galilei

Il cortile interno dell'Ode Cornaro.

  • Orari di apertura:
    • Da lunedì a Venerdì / 10:00-13:00 /,
    • Chiusura: Sabato e Domenica, Natale, S.Stefano, Capodanno, I Maggio
  • Costo dell’ingresso:
    • Intero: 4€;
    • Ridotto 1 (gruppi di almeno 10 persone, over 65, soci di associazioni e convenzionati, residenti di Padova e provincia, dipendenti del comune di Padova): 3€;
    • Ridotto 2 (studenti 6-17 anni, studenti universitari anche over 26, studenti delle accademie, docenti): 2€;
    • Gratuito (minori di 5 anni, persone con disabilità e accompagnatore, giornalisti iscritti all’albo, docenti che accompagnano studenti, residenti di Padova e provincia ogni prima domenica del mese);
  • Durata della visita: 30 minuti;
  • Quartiere: Centro storico;
  • Come arrivarci: Scendete alla fermata del tram “Santo”. Proseguite su Riviera Businello per girare a destra su via Beato Luca Belludi. L’ingresso è alla fine di via Cesarotti, al numero civico 37;
  • Indirizzo email per prenotare la visita: La prenotazione è obbligatoria tramite l’indirizzo email infolatorlonga@gmail.com.

Poco conosciuto ai più ma una piccola perla di Padova, l’odeo Cornaro si trova nel giardino interno della casa di Galileo Galilei. La casa si trova in via Galilei, ma, purtroppo, non è visitabile. Il giardino, invece, seguendo determinati orari o contattando l’associazione che se ne occupa (la Torlonga), è visitabile ed è imperdibile. Vi si accede dall’ingresso in via Cesarotti, proprio accanto alla chiesa del Santo.

Si tratta di uno dei più fulgidi esempi del Rinascimento Padovano, realizzato su commissione di Alvise Cornaro a metà del ‘500. La struttura faceva parte, inizialmente, di un corposo nucleo di edifici e giardini. Il complesso era ispirato all’idea delle ville romane periferiche.

La loggia è un edificio su due piani con, al piano terra, un portico rialzato completamente affrescato con motivi derivanti dalla tradizione classica. Qui motivi geometrici dialogano con Vittorie alate, metope e triglifi, oltre che con le statue di Diana, Apollo e Venere celeste al piano superiore. La loggia era stata immaginata come un teatro dal “fondale fisso”, cioè adatto come cornice di diversi spettacoli. Qui hanno avuto luogo le rappresentazioni del Ruzante, pseudonimo di Angelo Beolco, commediante e amico dei Cornaro.

Anche l’intera decorazione dell’Odeo riprende i motivi antichi. La pianta a ottagono e le stanze comunicanti sono affrescate con “grottesche” ispirate alle decorazioni della Domus Aurea di Nerone, scoperta a inizio del Cinquecento. Satiri, vasi, grappoli d’uva, vitigni, putti e figure incappucciate di indovini si alternano in una elegante sequenza che quasi ci trasporta nell’antichità romana. Gli affreschi dell’ottagono sono opera di Gualtiero Padovano e sono il primo esempio patavino delle derivazioni romane, totalmente discostati dalla tradizione padovana. Le stanze laterali sono invece decorate da Lambert Sustris, pittore di Amsterdam e allievo di Tiziano, noto soprattutto per molti dipinti sui paesaggi. Fino al 1968 l’Odeo è rimasto abitazione privata e solo recentemente, dopo un’importante campagna di restauri, è stato aperto al pubblico.

Per rifocillarsi dopo una visita all’Odeo, vi consiglio di tornare verso il centro percorrendo via del Santo: qui l’Enoteca Severino vi aspetta con una selezionatissima scelta di vini. Attenzione perché non c’è posto dentro ed è sempre piena di gente, ma vale davvero la pena!

3. Passeggiare lungo le riviere e poi cercare la casa di Andrea Palladio

Il ponte di ferro sulla Riviera San Benedetto.

La serie di riviere che caratterizzano la zona ovest della città dentro le mura sono dei posti veramente piacevoli dove passeggiare, fare sport o bere uno spritz. A tratti offrono scorci davvero emozionanti della Specola, l’Osservatorio astronomico di Padova, un tempo la “torlonga” dell’antico castello Carrarese. Le riviere si susseguono con nomi diversi: Riviera san Benedetto diventa poi Riviera Paleocapa sul lato sinistro del fiume, mentre sul lato destro è chiamata Riviera Albertino Mussato.

Il ponte san Benedetto (conosciuto dai locals come “ponte di ferro”) che unisce la Riviera san Benedetto con la Riviera Mussato è uno di quei ponti da film romantici e inevitabilmente strappalacrime, dove ci si aspetta quasi il violinista e il pianista in sottofondo. Si tratta di un ponte in stile liberty, completamente realizzato in ferro battuto nel 1881. Il ponte precedente alla sua forma attuale ha ottenuto, nell’Ottocento, il primato di “primo ponte sospeso” d’Italia. Infatti, era crollato il ponte cinquecentesco e, nell’attesa di costruire il ponte attuale, l’ingegnere Anton Claudio Galateo realizzò un ponte sospeso da corde ordite a fil di ferro.

La riviera Albertino Mussato è molto elegante, decorata da aiuole di fiori. Ospita, a metà percorso, un chioschetto molto interessante dove fermarsi a fare aperitivo e a mangiare spunciotti tipici veneti, il Chiosco Tadi. Dei Tadi consiglio soprattutto la polenta sormontata da sarda in saor e il pane bruschetta con baccalà mantecato alla veneziana! Pur essendo ancora il centro di Padova, le riviere sono un posticino davvero rilassante e scenografico. Sono adatte per scattare una serie di fotografie alla Specola e alle piccole cascate dove, in ogni stagione dell’anno, è possibile incontrare persone che si allenano con la canoa o i kayak da fiume.

Sulle tracce di Andrea Palladio

Proprio dalla riviera Paleocapa, attraversando il Ponte Paleocapa e prendendo la Riviera Tiso da Camposampiero, potrete trovarvi di fronte una piccola curiosità di Padova che non molti conoscono. Il celeberrimo architetto Andrea Palladio, a cui si devono le numerose ville che caratterizzano l’architettura veneta del Cinquecento, nacque il 30 novembre 1508 proprio a Padova, in Borgo dei Rogati! Fu battezzato all’oratorio di san Michele, conosciuto per gli affreschi trecenteschi che lo adornano. Si trasferì poi nella sopracitata riviera Tiso da Camposampiero, nel Borgo della Paglia, dove abitò fino al 1523. Iniziò il suo apprendistato nella bottega di Bartolomeo Cavazza in Ponte dei Tadi, fino al suo trasferimento a Vicenza, dove incontrò Giangiorgio Trissino, che lo aiutò ad affermarsi come uno dei più grandi architetti della storia.

Di fronte al Borgo della Paglia, il parapetto che costeggia il canale ospita una scultura del padovano Elio Armano, realizzata in occasione dei 500 anni dalla nascita del grande architetto. Riuscirete a trovare questa scultura incastonata nelle mura?

4. Andare a vedere tutte le porte di Padova e fermarsi ai Navigli vicino Porta Portello

Porta Portello illuminata al tramonto.

Passeggiando lungo la cinta bastionata cinquecentesca di Padova ci si imbatte nelle porte d’ingresso della città, che un tempo era totalmente circondata dai corsi d’acqua. Le porte cinquecentesche erano molto meno di quelle originali medioevali, tra le quali si ricorda Porta Altinate, porta principale delle mura orientali duecentesche, che ora separa piazza Garibaldi dalla Riviera dei Ponti Romani.

Delle sette porte cinquecentesche di Padova, oggi ne possiamo ammirare sei: Liviana (o di Pontecorvo), Santa Croce, San Giovanni, Savonarola e Ognissanti (o del Portello) e la porta d’acqua del Castelnuovo. A fine Ottocento e inizio Novecento sono state invece demolite le porte Saracinesca e Codalunga. Le porte furono realizzate tra il 1517 e il 1530 da diversi architetti, e perciò presentano alcune caratteristiche diverse. Tuttavia sono accumunate da diverse caratteristiche: la pianta quadrata, la forma cubica e, per quasi tutte, la struttura delle facciate ad arco trionfale, la presenza di un antico ponte levatoio in legno.

Porta Portello e il Naviglio

La maggior parte degli studenti padovani sono particolarmente affezionati a Porta Ognissanti, conosciuta soprattutto con il nome di “Porta Portello“. Tutti noi studenti abbiamo, almeno una volta nella vita, attraversato la Porta che dalla piazza del Portello conduce al Lungargine del Piovego, dove ogni estate, da maggio a settembre, si tiene la manifestazione chiamato “il Naviglio“. Il lungargine si popola infatti di tanti piccoli chioschi di legno, ognuno riferibile a un bar diverso, pizzerie o banchetti di caramelle e arancini siciliani. È d’obbligo bere almeno uno spritz seduti “ai Navigli”, luogo d’incontro di generazioni e generazioni di studenti, ma anche di Padovani che hanno voglia di sorseggiare qualcosa guardando il Piovego e la Porta Portello. E d’inverno? D’inverno ci pensa il Bar Tre Scalini, proprio di fronte la Porta, allo spritz!

5. Percorrere via Gregorio Barbarigo ammirando le botteghe di artigiani

Infine vi consigliamo di passare per via Barbarigo, poco conosciuta ai più e lontana dalle vie turistiche. È una piccola via deliziosa, nei pressi del duomo e adiacente al quartiere ebraico. Qui è possibile trovare diverse botteghe storiche: liutai, restauratori di mobili antichi, corniciai e rigattieri, una piccolissima e antica libreria che contiene i volumi più disparati sulla storia di Padova e di tutto il Veneto. È un vero piacere passare sotto i piccoli e stretti portici e fermarsi ad ammirare il liutaio che lavora chino sulla tastiera della chitarra che sta accomodando; o il restauratore di mobili che applica la vernice a un comodino in legno per dargli nuova vita. Via Gregorio Barbarigo è uno degli angoli di Padova che ancora possono ricordare la vera anima della città.

Proprio in via Barbarigo potrete trovare, per fare aperitivo, il Bacaro Padovano: locale storico che riprende il modello dei bacari veneziani, dove è possibile bere un’ombra di vino accompagnata dal cicchetto di baccalà. Voglio però darvi anche un altro suggerimento: in centro storico, per un aperitivo diverso dal solito vi consiglio caldamente di andare a provare la cucina di Peace ‘n Spice Il Peace ‘n Spice ha sempre un posticino speciale nel nostro cuore: si tratta di un locale aperto da uno chef afghano e altri soci fondatori, tutti rifugiati. Al ristorante si trovano piatti tipici mediorientali, provenienti dalla cucina afghana, iraniana, pakistana, bangladese, siriana, turca; ma, oltre questo, il locale offre un ottimo servizio di aperitivo con alcune rivisitazioni dei più classici drink: lo zafferol (un aperol spritz allo zafferano), il camparijan, il Kabul mule, da accompagnare a falafel, samosa, borek e shaktura.

Se state organizzando la vostra prima visita a Padova e volete conoscere le attrazioni principali, vi rimandiamo al nostro articolo “Cosa vedere a Padova: le 10 attrazioni assolutamente da non perdere“.

Queste sono le cinque cose diverse dal solito da fare a Padova che ci piacciono, dopo averci vissuto tanti anni!

E voi ne avete altre? Raccontatecelo tra i commenti!

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