Campania, Italia, Napoli, Pozzuoli

Cosa vedere a Pozzuoli, terra dei vulcani

In questa breve guida vi portiamo a conoscere Pozzuoli, una meravigliosa cittadina di mare a ridosso di Napoli. Risponderemo alla domanda “cosa vedere a Pozzuoli?” raccontando un po’ di storia dei Campi Flegrei; vi indicheremo i siti storici da non perdere assolutamente e vi riveleremo qualche curiosità su quella che è una delle città più antiche della nostra penisola.

Perché Pozzuoli è una città ricca di curiosità, leggende e tradizioni. Terra di mare, di pescatori e di tempeste. Templi e siti archeologici greci e romani, storia che scorre in ogni angolo delle strade, portata dal Mar Tirreno. Vulcani e terremoto, nascita di crateri e laghi sulfurei: Pozzuoli sembra essere veramente nata nel mito e nella leggenda. Luogo dalle mille sfaccettature, la cui terra stessa ha forgiato il popolo: i puteolani sono forti e sempre ironici nell’affrontare la vita, strettamente legati alla famiglia e alle proprie radici. A Pozzuoli c’è veramente di tutto ed è una città perfetta dove spendere un weekend immersi nell’arte, nella natura e nel cibo.

Anche se ho lasciato Pozzuoli da diversi anni, nel 2020, a causa della pandemia, ho potuto farci ritorno per diversi mesi e ho riscoperto l’amore e l’orgoglio che provo per le mie origini. Come tante città del Mezzogiorno ha i suoi problemi logistici e, a volte, la popolazione è fin troppo testarda e orgogliosa: ma niente mi farà mai sentire come quando, dalla finestra della mia stanza, guardo le isole di Ischia, Capri e Procida, il promontorio di Capo Miseno e il golfo di Pozzuoli che mi si spalanca davanti in tutta la sua bellezza di mare blu.

Ecco cosa troverete in questo articolo, con il quale voglio provare a farvi conoscere la mia città e, perché no, magari ispirarvi a segnarla sul vostro prossimo programma di viaggio!

Pillole di storia

Vista del golfo di Pozzuoli dal Rione Terra

Le città di Pozzuoli, Bacoli e Monte di Procida formano la cosiddetta penisola flegrea e conservano moltissime bellezze naturali e architettoniche dell’epoca greca e romana. I Campi Flegrei (i “campi ardenti”, da “flègo”, termine greco che significa “ardo”) sono un antico supervulcano caratterizzato dalla presenza di numerosi crateri emersi e sotto il livello del mare, alcuni dei quali hanno dato vita a laghi e bacini di acqua dolce. Coprono prevalentemente l’area del golfo di Pozzuoli, estendendosi per circa 15 chilometri fino ai confini con la città di Napoli.

Pozzuoli e i Campi Flegrei sono spesso citati in opere letterarie di importanza mondiale, come l’Eneide. Infatti, proprio Virgilio racconta, nella sua più grande opera, della Sibilla di Cuma e della discesa di Enea negli inferi, il cui ingresso è sul fondale del Lago d’Averno, il lago più importante di Pozzuoli. Inoltre, a Pozzuoli si trova la Solfatara, uno dei più noti (e pericolosi) vulcani al mondo per le sue fumarole e per l’odore caratteristico. E ancora, nei pressi della città si nasconde, tra i fondali marini, quel che resta del Parco Sommerso di Baia.

Le origini di Dicearchia, città greca

Le prime fonti storiche raccontano che nel 531 a.C. alcuni profughi di Samo, sfuggiti al tiranno Policrate, approdarono sulle coste nelle vicinanze di Cuma e, con il consenso dei cumani, fondarono la città di Dicearchia, cioè del giusto governo. Dicearchia e Cuma difesero insieme l’ellenismo della Campania, fino a quando, nel 421 a.C., i Sanniti occuparono la città; in questo periodo forse cambiò il nome in “Fistelia”. Non abbiamo fonti certe che possano confermarcelo, ma possiamo ipotizzarlo grazie al ritrovamento di alcune monete in lingua osca in Campania e nei pressi delle colline della città, dove ora sorge il quartiere di Monterusciello. Di sicuro, dopo l’occupazione romana nel 338 a.C., la città fu ribattezzata Puteoli (piccoli pozzi), nome che deriva dalle numerosi sorgenti d’acqua termale.

La nascita di Puteoli, città romana

Ingresso dello scavo archegologico del Rione Terra a Pozzuoli

L’importanza strategica del porto di Puteoli per Roma consentì alla città di ricoprire un ruolo fondamentale nel commercio dell’Impero. Al porto di Pozzuoli, all’epoca il più famoso d’Italia, avvenivano i traffici con l’Oriente. Per questo motivo la città fu collegata efficientemente all’entroterra tramite una ricca rete di strade ben percorribili le quali, ancora oggi, sono presenti per piccoli tratti nel loro aspetto originale in alcune zone, come ad Arco Felice Vecchio . Tuttavia, la costruzione del porto di Ostia causò la progressiva perdita d’importanza del porto puteolano. Inoltre, il fenomeno del bradisismo, che descriverò più avanti, costrinse gli abitanti del porto a lasciare la zona e a trasferirsi nel punto più elevato della città: il Rione Terra, che doveva quasi certamente essere l’antica acropoli dell’originaria città greca. L’altura fu cinta di mura e diventò il castro puteolano da cui difendere il popolo dagli attacchi nemici via mare e via terra.

Oggi Pozzuoli è una cittadina marittima estesa, che comprende numerosi quartieri: Arco Felice, Cuma, Lucrino, Monterusciello, Licola, Pisciarelli e Toiano. La città è servita da un importante ospedale, numerosi impianti meccanici, ospita una delle antiche e storiche sedi dello stabilimento di macchine da scrivere Olivetti, ospita un importante mercato ittico e vanta numerosi siti archeologici, parchi naturali e di origine vulcanica.

Tufo e pozzolana, le pietre di Pozzuoli

Pozzuoli era famosa anche per il materiale da costruzione fornito dai suoi terreni: un cemento derivante dall’impasto di materiale vulcanico detto pozzolana, resistente ad agenti chimici e all’acqua. Il composto era di ottima qualità, tanto da essere citato da Marco Vitruvio Pollione nel “De Architectura” e usato dai Romani in diverse opere architettoniche, come il Pantheon, la Grotta di Seiano e l’Anfiteatro Flavio. La pozzolana è stata esportata tutto il mondo e possiamo ancora trovare numerose abitazioni private costruite con questo materiale. La casa di mio nonno, a Pozzuoli, è costruita interamente in tufo e pozzolana! Il materiale è estremamente resistente, anche se non conserva perfettamente il calore; infatti i miei ricordi delle domeniche passate dai nonni riguardano spesso le felpe e le coperte che mia nonna Italia dava a me e mio fratello bambini.

Il fenomeno del bradisismo e il terremoto degli anni ’80

Il bradisismo è un fenomeno vulcanico consistente nell’abbassamento e nell’innalzamento del livello del suolo; ciò comporta un cambiamento abbastanza repentino da un punto di vista geologico (da 1 cm all’anno fino a 3-4 cm in pochi mesi) e, soprattutto, causa una serie di movimenti tellurici e sciami sismici che mettono a dura prova la città di Pozzuoli. Fino a poco tempo fa, il livello del suolo era misurato grazie alle colonne del Tempio di Serapide, antico Macellum di Pozzuoli, che nel 1983 si trovavano sommerse per metà altezza e che oggi, invece, sono al di sopra del livello del mare.

Foto storica del tempio di serapide a Pozzuoli allagato
Ancora oggi, come in passato, il fenomeno del bradisismo si fa sentire molto con piccole scosse di terremoto e l’allagamento del Macellum.

La superficie delle colonne “toccata” dall’acqua presenta dei fori, causati dai datteri di mare, fino a quasi 6 metri e mezzo dalla base: questo può darci un’idea di quanto il fenomeno del bradisismo abbia condizionato la vita della città e del popolo.

Nel 1983 la città di Pozzuoli visse il suo momento più buio dell’età moderna. Le scosse di terremoto erano talmente intense e frequenti che costrinsero la maggior parte degli abitanti a fuggire dalle proprie case per trasferirsi temporaneamente in zone più tranquille della costa, come Lago Patria, Ischitella e Villaggio Coppola. Non dimenticherò mai i racconti di mia madre sul terremoto del 10 ottobre 1983; i miei genitori furono tra coloro che dovettero scappare e passarono alcuni anni lontano da casa. Il 23 novembre successivo ci fu l’apice del terremoto, la scossa con epicentro in Irpinia che fece tremare la terra di tutto il meridione. In quel periodo iniziò la costruzione del quartiere di Monterusciello, nato con l’intento di dare una nuova sistemazione a tutti coloro che avevano perso la casa dopo il terremoto e oggi fiorente di attività commerciali, scuole, parchetti e luoghi di aggregazione.

Il parco e la città sommersa di Baia

La città sommersa di Baia vista da Google Earth, photocreidt Informazioni marittime.

Il bradisismo ha anche contribuito alla creazione di una delle aree marine protette più spettacolari al mondo: il parco sommerso di Baia. Questo si trova a largo della costa tra Lucrino e Baia, una linea di costa romana inabissatasi dopo alcune scosse di terremoto particolarmente violente. Attualmente, sotto le acque cristalline del Mar Tirreno nel golfo di Pozzuoli, possiamo trovare resti di antiche architetture romane. Qui possiamo trovare il ninfeo di Punta Epitaffio, un triclinium con funzione di sala per banchetti risalente all’epoca dell’imperatore Claudio; e in generale degli splendidi esempi perfettamente conservati sotto cinque metri di acqua marina di mosaici, tracce di affreschi, sculture, tracciati stradali e colonne. Il tutto poggiato sul fondale coralligeno, sopra il quale passeggiano indisturbati i pesci e hanno fiorito gli anemoni di mare.

Verso Baia si ritrovano i resti dell’antico porto e della flotta marina di Capo Miseno, località balneare dove è possibile ancora oggi ammirare le grotte romane e attraversarle a bordo di kayak. Durante l’estate scorsa ho spesso affittato un kayak per l’intera giornata al costo di 10 euro, presso il Club Canoa Napoli di Miseno. A bordo del mio kayak ho attraversato le grotte di Punta Pennata, visitato la zona marittima detta “lo Schiacchietiello” (dal rumore delle onde che “urtano” gli scogli). Ho pagaiato lungo le antiche mura romane e sono arrivata, infine, alla Spiaggetta Verde di Capo Miseno. L’avventura in kayak è davvero emozionante e la consiglio a tutti, anche ai meno esperti.

La commistione tra fauna, flora e resti archeologici rende il Parco sommerso di Baia un luogo magico, unico, estremamente suggestivo. Anche Alberto Angela ha dedicato a quest’argomento una meravigliosa puntata di Ulisse, il piacere della scoperta!

Come arrivare e come spostarsi

Il Treno
Binario alla stazione di Pozzuoli, photocredit Nathaniel Hunt.

Arrivare a Pozzuoli in treno

  • Linea metropolitana L2 da Piazza Garibaldi, fermata Pozzuoli Solfatara (capolinea)
  • Linea Cumana da Stazione Montesanto, fermata Pozzuoli.

Costo del biglietto di corsa singola UNICO CAMPANIA: 2,70€. Biglietto orario da 120 minuti integrato. Il biglietto vale anche per l’autobus.

Arrivare a Pozzuoli in autobus

  • Autobus SEPSA Napoli – Monte di Procida – Torregaveta, fermata Pozzuoli.
  • Autobus ANM linea 152 da Napoli Piazza Garibaldi, fermata Pozzuoli o Anfiteatro.

Raggiungere Pozzuoli in auto

  • Da Napoli: dalla stazione di Napoli Centrale, raggiungere la tangenziale attraversando Piazza Nazionale e Corso Malta. Pozzuoli è l’uscita numero 12 (Pozzuoli – Via Campana).
  • Da Roma: arrivare a Napoli tramite autostrada. Da lì prendere lo svincolo per la tangenziale.

La città è ben fornita di parcheggi a strisce blu, la tariffa cambia a seconda della zona (in media 1,50 per prima ora e/o frazione). Diversi parcheggi a strisce bianche sono disponibili in alcune zone della città, ma è molto difficile trovarne di liberi. Il parcheggio del molo è gratuito, ma ha un limite orario di due ore. I parcheggi più grandi e vicino al porto sono:

  • Parcheggio comunale del Mercato Ittico, Via Roma
  • Parcheggio Comunale del Molo Caligoliano, Largo s. Paolo 18
  • Parcheggio dello stazionamento dei bus, Via Nicola Fasano 34

Come spostarsi a Pozzuoli

Pur essendo una città con molti abitanti e diverse frazioni, il centro di Pozzuoli è facilmente percorribile a piedi. Per raggiungere le attrazioni segnalate in questo articolo non sarà necessario prendere mezzi pubblici, ad eccezione di alcuni singoli casi che verranno opportunamente segnalati.

Cosa vedere a Pozzuoli

Mappa della città

Cosa vedere a Pozzuoli: l’archeologia

Il tempio di Serapide, o Macellum

Il tempio di Serapide a Pozzuoli

Per lunghi anni i cittadini hanno creduto che questa struttura circolare colonnata fosse un tempio dedicato al dio Serapide; questo poiché durante una campagna di scavi fu ritrovata al suo interno la statua del dio egizio-greco. In realtà, in epoca più recente gli studiosi hanno identificato il sito con il macellum dell’antica Puteoli, cioè il mercato pubblico. La datazione risale al I-II secolo d.C. La sua vicinanza al mare è spiegabile dalla forza economica che possedeva Pozzuoli in quanto principale porto d’Italia per scambi commerciali con l’Oriente. Il Macellum è conservato ottimamente grazie al bradisismo che, “proteggendolo” sotto le acque marine, ha impedito lo spolia subito periodicamente dai monumenti greco-romani dell’epoca. A lungo le colonne del Macellum (dai puteolani è comunque conosciuto come “Tempio di Serapide”) hanno rappresentato il metodo per misurare il livello del mare.


  • Orari di apertura:
    • Feriali e festivi / 09:00 fino ad un’ora dal tramonto /;
    • Chiuso: Martedì, 25 Dicembre, 1 Gennaio. La biglietteria chiude un’ora prima;
  • Costo d’ingresso:
    • Intero: 4€;
    • Ridotto (18-25 anni): 5€;
    • Gratuito: cittadini sotto i 18 anni della Comunità Europea ed extracomunitari, personale docente italiano della scuola di ruolo o con contratto a termine dietro esibizione di idonea attestazione rilasciata dalle istituzioni scolastiche, la prima domenica di ogni mese;
  • Durata della visita: 30/45 minuti;
  • Come raggiungere il sito: dalla stazione della cumana, fermata Pozzuoli, circa 3 minuti a piedi tramite via Sacchini.
  • Sito web ufficiale: http://www.pafleg.it/it/4388/localit/67/macellum-tempio-di-serapide;

L’Anfiteatro Flavio

Due sposi all'interno dell'anfiteatro flavio di pozzuoli
L’interno dell’Anfiteatro in una foto con ospiti d’eccezione: i miei zii al loro matrimonio!

È il terzo anfiteatro più grande d’Italia, dopo il Colosseo di Roma e l’Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere. Edificato probabilmente all’epoca di Nerone (dato ipotizzabile dalla tecnica di realizzazione della muratura, l’opus reticulatum), poteva contenere fino a 40.000 spettatori.

Nei sotterranei sono tutt’ora visitabili le gabbie dove i romani tenevano le belve sfruttate per gli spettacoli dei gladiatori e per le venationes, ovvero la caccia degli animali selvatici. La leggenda narra che san Gennaro fu condannato, assieme ai compagni Festo, Desiderio e Sossio, a essere sbranato dai leoni all’interno dell’Anfiteatro puteolano. Tuttavia, le belve feroci divennero mansuete e si inginocchiarono di fronte al santo. San Gennaro, però, fu comunque ucciso per decapitazione lì dove ora sorge la chiesa di San Gennaro, sul promontorio della Solfatara.


  • Orari di apertura:
    • Feriali e festivi / 09:00 fino ad un’ora dal tramonto /;
    • Chiuso: Martedì, 25 Dicembre, 1 Gennaio. La biglietteria chiude un’ora prima;
  • Costo d’ingresso:
  • Intero: 4€;
  • Ridotto (18 -25 anni): 2€;
  • Intero cumulativo Circuito flegreo*:  8€;
  • Ridotto cumulativo Circuito flegreo 4€;
  • Gratuito: cittadini sotto i 18 anni della Comunità Europea ed extracomunitari, personale docente italiano della scuola di ruolo o con contratto a termine dietro esibizione di idonea attestazione rilasciata dalle istituzioni scolastiche, la prima domenica di ogni mese;
  • Durata della visita: 1 ora;
  • Come raggiungere il sito: dalla stazione della metropolitana L2, circa 5 minuti a piedi tramite via Solfatara e via Anfiteatro.
  • Sito web ufficiale:
  • *Il biglietto cumulativo Circuito Flegreo include la visita a: Museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia, Parco Archeologico di Cuma, Terme Romane di Baia, Anfiteatro Flavio di Pozzuoli.

Lo Stadio di Antonino Pio

Lo stadio di Antonino Pio a Pozzuoli
I resti dello Stadio Antonino Pio di Pozzuoli, photocredit Carole Raddato.

Lo stadio fu commissionato dall’imperatore Antonino Pio che istituì a Pozzuoli i giochi olimpici di Eusebeia, delle gare ginniche a cadenza quinquennale. Questa struttura ellittica è posta sul promontorio e affaccia da un lato su via Luciano, dall’altro su via Domiziana e su tutto il golfo di Pozzuoli. Attualmente lo Stadio risulta essere l’unico edificio del genere ritrovabile in Italia, poiché l’altro esempio romano è stato demolito: oggi possiamo identificarlo con Piazza Navona. Lo stadio di Antonino Pio è realizzato con grossi blocchi di piperno, la pietra vulcanica locale. E’ possibile visitare la struttura durante le giornate organizzate dal FAI. Si trova in via Campi Flegrei, lievemente fuori dal centro storico e archeologico cittadino.



Gli scavi di Cuma

I resti dell'acropoli greca agli scavi di Cuma

Gli scavi conservano i resti dell’antica città di Cuma, tra le più antiche colonie greche in Italia, databile al 730 a.C. e distrutta dalle armate napoletane nel 1207. Gli scavi sono iniziati nel 1606 ma l’esplorazione sistematica del sito è partita solo nel 1852. La maggior parte dei reperti è conservata al MANN (Museo Archeologico Nazionale di Napoli) e al castello di Baia, sede del Museo archeologico dei Campi Flegrei. Una descrizione del ricchissimo sito di Cuma meriterebbe un articolo a parte: ho deciso comunque di elencarvi i principali edifici pubblici, ludici e religiosi che troverete visitando il complesso.

L'antro della Sibilla, la grotta negli scavi di Cuma
L’Antro della Sibilla agli scavi di Cuma

Tra gli edifici pubblici, di notevole importanza è il Foro, la Terrazza del Tempio di Apollo, la zona della Masseria del Gigante e una zona dove, probabilmente, doveva trovarsi l’antico porto: ciò è stato ipotizzato dopo il ritrovamento di alcune banchine, un bacino di carenaggio e resti di un antico faro. Per quanto riguarda gli edifici ludici, troviamo le terme del Foro (centro ludico per eccellenza ai tempi degli antichi) con diverse vasche che contenevano acqua di diversa temperatura, per soddisfare ogni gusto; abbiamo, inoltre, le Terme centrali e l’Anfiteatro, che un tempo ospitava i giochi della città e che è stato poi adibito a forno per le ceramiche. Infine, gli edifici religiosi più importanti sono il Tempio di Apollo, il Tempio di Giove, il Capitolium del Foro e il Tempio di Iside.

Ma il ruolo da protagonista negli scavi di Cuma è di diritto dell’Antro della Sibilla: una galleria artificiale estremamente suggestiva, il cui eco dei suoni contribuisce a renderla tale, dove si narra che la Sibilla cumana, sacerdotessa di Apollo, operasse e divulgasse i sui oracoli. Qui l’eroe Enea ricevette dalla Sibilla la predizione sul futuro dei Troiani e fu poi accompagnato dalla sacerdotessa negli Inferi, per rivedere il padre Anchise.


  • Orari di apertura:
    • Feriali e festivi / 09:00 fino ad un’ora dal tramonto /;
    • Chiuso: Martedì, 25 Dicembre, 1 Gennaio. La biglietteria chiude un’ora prima;
  • Costo d’ingresso:
    • Intero: 4€;
    • Ridotto (18 -25 anni): 2€;
    • Intero cumulativo Circuito flegreo*: 8€;
    • Ridotto cumulativo Circuito flegreo: 4€;
    • Gratuito: cittadini sotto i 18 anni della Comunità Europea ed extracomunitari, personale docente italiano della scuola di ruolo o con contratto a termine dietro esibizione di idonea attestazione rilasciata dalle istituzioni scolastiche, la prima domenica di ogni mese;
  • Durata della visita: 2 ore
  • Come raggiungere il sito: è possibile raggiungere il sito archeologico di Cuma solo in auto. Dalla stazione della metro L2 Pozzuoli Solfatara, circa 8 km seguendo le indicazioni per Cuma.
  • Sito web ufficiale: http://www.pafleg.it/;
  • *Il biglietto cumulativo Circuito Flegreo include la visita a: Museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia, Parco Archeologico di Cuma, Terme Romane di Baia, Anfiteatro Flavio di Pozzuoli.

Cosa vedere a Pozzuoli: l’architettura

Il Rione Terra e il Duomo di Pozzuoli

Vista di Pozzuoli dal Rione Terra
Vista del Golfo di Pozzuoli dal Rione Terra.

Il Rione Terra è un agglomerato di edifici che costituisce il primo nucleo abitativo della città, risalente al II secolo a.C.. Se vi state chiedendo cosa vedere a Pozzuoli, sicuramente non potete mancare una visita a questo caratteristico quartiere posto sulla cima del promontorio, a picco sul mare. Dal Rione Terra è infatti possibile ammirare tutto il golfo di Pozzuoli, sino a Nisida e alle isole (Capri, Ischia e Procida). Il quartiere, da sempre abitato, fu totalmente sgomberato nel 1970 a causa dell’allarmante notizia di una crisi bradisismica annunciata dai geologi. Il Rione Terra fu riaperto al pubblico solo nel 2014, dopo una lunga campagna di restauri che lo ha reso un museo-sito archeologico a cielo aperto.

Interni del Duomo di San Procolo a Pozzuoli
Gli interni del Duomo di Pozzuoli

Infatti, non avendo la possibilità di “ampliarsi” geograficamente, durante i secoli i puteolani hanno continuato a costruire sugli antichi resti della città. Ciò ha significato la conservazione delle mura e delle strutture romane e delle successive costruzioni medioevali, rinascimentali e barocche, coperte dagli edifici novecenteschi. L’esempio più lampante è il Duomo: la chiesa, intitolata a san Procolo, patrono di Pozzuoli, fu edificata sulle mura del tempio di Augusto. Attualmente è possibile visitare il Rione Terra e il percorso archeologico sotterraneo, che conserva le terme e l’antico decumano. Nel Rione Terra si trovano, inoltre, il Museo Diocesano e la trecentesca Cappella De Cioffis.

Uno dei tunnel sotterranei del Rione Terra a Pozzuoli
Il percorso archeologico sotterraneo del Rione Terra.

  • Orari di apertura del Rione Terra: Sabato, Domenica e festivi / 09:00 – 17:00 /;
  • Orari di apertura del Duomo: Sabato, Domenica / 09:35 – 13:30 / e / 15:00 – 18:00 /;
  • Orari di apertura del Museo Diocesano: Sabato, Domenica / 09:35 – 13:30 / e / 15:00 – 18:30 /;
  • Costo del percorso archeologico:
    • La prenotazione è obbligatoria telefonando tutti i giorni dalle 9:00 alle 17:00 ai numeri 081.192.55.646 – 081.19.00.9000, oppure il sabato, la domenica e festivi presso l’infopoint del Rione Terra;
    • Intero: 5€;
    • Ridotto: 2.5€;
    • Gratuito: minori di 18 anni, ai residenti di Pozzuoli con un’età inferiore ai 25 e superiore ai 65 anni, ai portatori di handicap e a un loro accompagnatore, alle scolaresche fino ad un massimo di 75 prenotazioni al giorno. L’ingresso è libero la prima domenica del mese nell’ambito dell’iniziativa #domenicaalmuseo del MiBACT in applicazione del decreto Franceschini;
  • Intero Duomo e Museo: 8,00 € – Per i possessori del biglietto del percorso Archeologico del Rione Terra 6,00 €;
  • Durata della visita 3 ore;
  • Come raggiungere il sito: Largo sedile di porto, Rione Terra – Pozzuoli (14 minuti a piedi dalla stazione L2, fermata Pozzuoli Solfatara);
  • Sito web ufficiale: https://www.rioneterrapozzuoli.com/;

Parco di Villa Avellino

Parco di Villa Avellino, photocredit Pro Loco Pozzuoli.

Il parco nasce come giardino privato della Villa Avellino, costruita per volere dei principi Colonna di Stigliano nel 1540. Il giardino è stato poi donato alla città di Pozzuoli ed è divenuto parco pubblico nel 1980. Nel giardino sono presenti le antiche mura romane e numerosi ruderi, soprattutto nell’area nordorientale. Qui si trova il criptoportico con galleria coperta, la cisterna “centocaramelle” e la piscina Lusciano, un’altra grande cisterna lunga 35 metri. Il simbolo del parco è, tuttavia, una fontana detta “il mascherone“: una fontana di età Flavia interamente in marmo riportante un volto, ritrovata in realtà poco distante, in via Fasano. In generale, è molto piacevole passeggiare per il parco (che i puteolani chiamano semplicemente “Villa Avellino”), poiché fresco e ombreggiato da palme e alberi di agrumi.

Vista di Pozzuoli dal parco di Villa Avellino.
Vista di Pozzuoli dal parco di Villa Avellino.

  • Orari di apertura: Tutti i giorni / 09:00 – un’ora prima del tramonto /;
  • Costo d’ingresso: Gratuito;
  • Durata della visita: 30 minuti;
  • Come raggiungere il sito: Via Carmine 6A (6 minuti a piedi dalla stazione L2, fermata Pozzuoli Solfatara);

La chiesa di san Gennaro

Il santuario di san Gennaro sulla Solfatara

Posta su una strada in salita lungo il promontorio della Solfatara (conosciuto dai puteolani con il nome “all’aeronautica”, per l’Accademia Aeronautica che trova sede in cima e da cui partono le frecce tricolori italiane), il Santuario di san Gennaro è un’istituzione per i cittadini. Se chiederete a un locals cosa vedere a Pozzuoli, sicuramente vi indicherà ‘ngopp san Gennar’ come luogo imperdibile della vostra visita. Pur essendo san Gennaro patrono di Napoli, egli morì martire nel 305 d.C., decapitato su una pietra laddove ora sorge il santuario. La pietra, di forma rettangolare, è conservata nella cappella destra della chiesa: si dice che, all’approssimarsi della data del miracolo dello scioglimento del sangue al Duomo di Napoli, anche sulla pietra di Pozzuoli si facciano più evidenti le macchie del sangue. Nella stessa cappella, inoltre, è conservato anche il busto di san Gennaro, di artista ignoto del XII secolo, fautore di diversi prodigi.

Vista di Pozzuoli da San Gennaro.

  • Orari di apertura: Tutti i giorni / 06:15 – 11:00 / e / 17:00 – 18:45 /;
  • Costo d’ingresso: Gratuito;
  • Durata della visita: 30 minuti;
  • Come raggiungere il sito: Dalla fermata della metro L2 Pozzuoli Solfatara, circa 25 minuti a piedi o 5 minuti in automobile tramite Via Solfatara. Parcheggio gratuito.

Il centro della città portuale e Via Napoli

La darsena di Pozzuoli
Vista sulla Darsena di Pozzuoli e sul Rione Terra.

Pozzuoli mostra ancora le sue origini greche. Siamo nati Dicearchia e ce lo ricordiamo. Passeggiare per le strade della cittadina o guardare le case affacciate sulla darsena danno forte l’impressione di trovarsi su un’isoletta greca. La città di Pozzuoli si divide in due: una parte si trova nella zona “alta”, dove sorge la piazza conosciuta con il nome de “le palazzine”, l’Anfiteatro Flavio, il carcere femminile (tra i più famosi al mondo) e la Piazza dell’Annunziata; un’altra parte si trova nella zona “bassa”, quella del porto, del Rione Terra e del Macellum. Dal porto è possibile raggiungere a piedi anche il Lungomare Pertini, detto “via Napoli”: un percorso costiero dove si trovano campi di basket, gelaterie, pub, ristoranti e pizzerie, piste per pattini e biciclette.

Il lungomare di via Napoli a Pozzuoli
Vista della baia da via Napoli, con Nisida sullo sfondo.

  • Durata della visita: 2 ore;
  • Come raggiungere il sito: linea della Cumana, fermata Pozzuoli.

Cosa vedere a Pozzuoli: le aree naturali

La Solfatara

Il cratere della Solfatara di Pozzuoli.

La Solfatara di Pozzuoli è uno dei circa quaranta vulcani che fanno parte dei Campi Flegrei; è un antico cratere vulcanico, attivo ma quiescente, che da circa duemila anni presenta un’attività di fumarole di anidride solforosa, gayser e fango. Risulta essere la “valvola di sfogo” del magma presente sotto i Campi Flegrei, consentendo così di mantenere una pressione costante dei gas sotterranei. La storia del vulcano è antichissima: già Strabone, tra il 14 e il 23 d.C. la cita nei suoi scritti come dimora del Dio Vulcano.

Tra le leggende legate alla Solfatara, c’è anche quella sulla cosiddetta “Grotta del Cane”: una cavità artificiale datata tra il III e il II secolo a.C, realizzata per fini termali. La grotta, però, esalava anidride carbonica in quantità superiore a quella sopportata dal corpo umano; Plinio il Vecchio sulla grotta scrisse che “esala un soffio di morte”. Fu trasformata in attrazione turistica molto macabra dagli abitanti del luogo, che iniziarono, davanti ai turisti, a costringere i loro cani domestici (da qui il nome) a entrarci, per ridurli fino quasi alla morte, per poi “resuscitarli” nel lago vicino.

L’area presenta anche una zona dove è possibile fare campeggio, con bar, ristorante e bagni condivisi. Sul sito ufficiale della Solfatara è possibile restare aggiornati sulle visite e sulle attività. Sfortunatamente al momento le visite risultano sospese.

Pietre incandescenti e gayser alla solfatara di pozzuoli

  • Orari di apertura:
    • Da Aprile a Ottobre: Tutti i giorni / 8:30 – 19:00 /;
    • Da Novembre a Marzo: Tutti i giorni / 8:30 – 16:30 /;
  • Costo d’ingresso: Vi rimandiamo al ricco listino di prezzi del sito web della Solfatara, con sconti e agevolazioni;
  • Durata della visita: 2 ore;
  • Come raggiungere il sito: Dalla fermata della metro L2 Pozzuoli Solfatara, circa 20 minuti a piedi o 4 minuti in automobile tramite Via Solfatara. Parcheggio interno gratuito.
  • Sito web ufficiale: https://www.vulcanosolfatara.it/it/ .

Oasi Naturalistica di Monte Nuovo

Il Monte Nuovo, photocredit XXI Secolo news.

Il Monte Nuovo è un luogo caro ai puteolani. Si tratta di un piccolo vulcano (o meglio, cono piroclastico) ormai spento, chiamato “nuovo” poiché il più giovane tra quelli nati nei Campi Flegrei. È infatti sorto tra il 29 settembre e il 6 ottobre del 1538 e la sua unica ma disastrosa eruzione è ben documentata dalle fonti storiche. Infatti, si legge che nei giorni precedenti all’eruzione, il mare si ritirò e lasciò così centinaia di pesci boccheggianti sulla costa, subito raccolti dai pescatori, gioiosi di tanta fortuna. In pochi giorni, la costa sprofondò e il monte si innalzò, causando un cambiamento totale nella conformazione geografica della città. Dopo pochi giorni si scatenò l’eruzione che rase al suolo il villaggio medioevale di Tripergole e mise in fuga i puteolani.

Oggi il Monte Nuovo è diventato un’oasi naturalistica, caratterizzata da diversi percorsi di passeggiata, ben segnalati e con diversi tempi di percorrenza. L’oasi è ricchissima di piante tipiche dell’area mediterranea: possiamo trovarne decine di specie, come il mirto, il corbezzolo e il lentisco; nel cratere troveremo la roverella, l’ornello, il castagno, la felce aquilina, e ancora i pini marini, l’erica, le ginestre e le bianche cinerarie. I miei ricordi legati a questo posto sono molto belli, poiché alle scuole elementari ogni anno portavamo avanti un progetto sulle piante del Montenuovo. Per i bambini dei Campi Flegrei è naturale studiare i vulcani e la loro formazione: mi sono rimaste impresse nella memoria le gite nella bocca del vulcano, che oggi non è altro che una conca profonda e verdeggiante, accessibile a tutti.

L’oasi naturalistica dei Monte Nuovo è un luogo splendido di Pozzuoli, profumato e tranquillo, dove fare una passeggiata e godersi la natura!


  • Orari di apertura: Di pubblico accesso tutto l’anno e a qualsiasi ora;
  • Costo d’ingresso: Gratuito;
  • Durata della visita: Da 1 a 3 ore a seconda del percorso escursionistico;
  • Come raggiungere il sito: da Pozzuoli, prendere la linea della Cumana fino alla fermata Arco Felice. Da qui proseguire a piedi, circa 30 minuti a piedi tramite via Miliscola. In alternativa, è possibile prendere l’autobus di linea numero 9 verso Torregaveta e scendere alla prima fermata, Lucrino (circa 3 minuti). Da Lucrino, 15 minuti a piedi fino a Monte Nuovo. In auto, seguire le indicazioni per l’oasi naturalistica; parcheggio interno gratuito.

Il Lago d’Averno e il tempio di Apollo

Il Lago d'Averno visto al tramonto.

Il Lago d’Averno si formò in tempi antichissimi nella conca di un vulcano spento. Oggi è un’oasi naturalistica e luogo ricco di vigneti, ristoranti e piste dove passeggiare, ma un tempo l’aspetto del lago era tutt’altro. Il nome stesso deriva da a-ornos, luogo senza uccelli, poiché le esalazioni di zolfo impedivano la vita agli animali. Le colline intorno erano ricoperte da una fitta boscaglia scura e minacciosa; le coste erano in continuo movimento, tanto che gli antichi si convinsero che sul fondo del lago si nascondesse la porta d’ingresso dell’Ade.

Qui Ulisse incontrò l’indovino Tiresia, Enea scese negli Inferi per rivedere il padre Anchise, Orfeo provò a riportare indietro Euridice, Zeus si scontrò con i Titani. Insomma, ne sono successe di ogni nelle acque rosse del Lago d’Averno; rosse perché spesso una specie di alga particolare della zona rilascia il suo colore e tinge le acque del lago. Memoria storica di questo luogo è il tempio di Apollo. Così conosciuti nella tradizione popolare, questi ruderi in prossimità del lago sono, in realtà, i resti del frigidarium (ovvero i bagni di acqua fredda) di un antico complesso termale. Il nome “tempio di Apollo” fu dato probabilmente per la limitrofa Cuma, dove si trovava la Sibilla, celeberrima sacerdotessa della città magnogreca e oracolo di Apollo.


  • Orari di apertura: Di pubblico accesso tutto l’anno e a qualsiasi ora;
  • Costo d’ingresso: Gratuito;
  • Durata della visita: 1 ora;
  • Come raggiungere il sito: dalla stazione metro L2 Pozzuoli Solfatara, in auto tramite via Miliscola (7,4 km, circa 16 minuti).

Dove dormire a Pozzuoli

Sicuramente dormire in qualche sistemazione del centro storico avvantaggia molto la visita alla città. Ci sono diversi hotel, residence e b&b a disposizione dei viaggiatori che vogliono fermarsi a Pozzuoli. Le soluzioni sono per tutte le tasche. Personalmente consiglio di alloggiare nella zona del Porto o quella definita “le Palazzine”, per potersi spostare comodamente a piedi. Due buone soluzioni possono essere il b&b Casa Adele per il porto e il B&B Flavio per la zona delle Palazzine. Per trovarsi a due passi dal Lungomare Pertini e le sue spiagge, vi segnalo anche il B&B Alleria, che ha anche diverse convenzioni con locali e bar della zona. Infine, per scendere di casa e trovarsi già in Corso della Repubblica con Pozzuoli ai piedi, perché non scegliere il coloratissimo B&B Al Largo? A Pozzuoli c’è davvero di tutto, basta sapersi decidere!

Dove mangiare tipico a Pozzuoli

La deliziosa pizza di Vincenzo Capuano a Pozzuoli: mezza margherita e mezza con mortadella e pistacchi nello stesso piatto.

Questa breve panoramica su Pozzuoli non poteva finire senza qualche suggerimento su dove mangiare! In realtà, a Pozzuoli è possibile mangiare bene praticamente ovunque. Città di mare dalla forte tradizione culinaria, qui è possibile soddisfare ogni palato. Proverò comunque a segnalare alcuni tra i miei locali preferiti.

Per le pizze, se le cercate gourmet vi consiglio una capatina da Ammaccàm in Piazza dell’Annunziata e Vincenzo Capuano sulla darsena; a soddisfare la voglia di pizze classiche ma intramontabili ci pensa Boccuccia di Rosa in via Milite Ignoto, a pochissimi passi dalla stazione della metropolitana. Per gustare cucina tradizionale, buona e sana, andate da A Casa Mia trattoria, dove potrete gustare un ottimo piatto di pesce sullo sfondo del Tempio di Serapide. Per chi ha voglia di imbarcarsi in una vera sfida mangereccia, perché non provare la mozzarella di bufala sulla piastra, ripiena di parmigiana di melanzane indorate e fritte? Ebbene sì, da Larry Group in Corso Umberto I è possibile mangiare davvero questa genialata del cibo partenopeo.

Un collage di foto con aperitivo di pesce sulla sinistra e pizze fritte sulla destra.
I cicchetti di Abbascio ù Mare e le pizze fritte di Vincenzo Capuano.

In generale, in giro per il centro troverete tantissime friggitorie che propongono sia il “fritto di mare” (gamberi, calamari, alici, seppioline, polipetti e misto di paranza) che il “fritto di terra” (arancini, crocché di patate, frittatine di pasta, zeppoline di alghe e altre prelibatezze). Sulla darsena, da poco ristrutturata e dotata di ampi spazi e panchine per ammirare il porto, diversi locali offrono aperitivi di ogni tipo. Consiglio soprattutto Abbascio ù Mare, locale dall’ottima scelta di vini e “spunciotti”, dove ho mangiato una straordinaria bruschetta col polipo. Altrettanto validi per l’aperitivo o un semplice calice di vino a fine serata, Apotheca in via Puteolana e 13 gradi in via Santilli. L’ampia scelta vale altrettanto per i dolci. In Corso della Repubblica c’è solo da perdersi tra i “barattolini” di Casa Infante e le paste dello storico Caffè Serapide.

Cosa visitare a Pozzuoli. E adesso…

Vista di Pozzuoli, del porto e del Rione Terra dalla fabbrica dell'Olivetti.
Vista di Pozzuoli dallo stabilimento Olivetti.

Siamo giunti alla fine di questo nostro breve viaggio nella storia di Pozzuoli. Spero di aver fatto nascere in voi un po’ di curiosità e di voglia di visitare questa città meravigliosa, ricca di tradizioni, cultura e dalle radici profonde e antichissime. Di avervi accompagnato, anche se brevemente, lungo le strade della mia patria e avervi fatto immaginare la darsena, i pini marittimi, il cratere del Monte Nuovo. Spero anche di aver fatto brontolare il vostro stomaco, ma soprattutto di aver reso un po’ di giustizia a una città troppo spesso maltrattata o ignorata, ma che a pieno titolo risulta essere una perla dell’area tirrenica.

Su Pozzuoli e sulle aree limitrofe ci sarebbe veramente tanto da scrivere. Un capitolo a parte sarà riservato, in futuro, alla Riserva naturale degli Astroni e al Parco archeologico dei Campi Flegrei, a Miseno e alle coste romane di Baia.

Siete mai stati a Pozzuoli o nelle zone vicine? Raccontateci del vostro viaggio nei commenti!

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