Diventare nomade digitale

# Blog press – La Rivoluzione dei Nomadi Digitali: Patrizio Ambrosetti racconta come si può arrivare alla libertà, viaggiando per il mondo e lavorando online

Patrizio Ambrosetti con zaino e pc è seduto in spiaggia

Se fino a qualche anno fa vi avessi detto che è possibile vivere e lavorare viaggiando mi avreste risposto che è un sogno dedicato a pochi fortunati. Gestire il proprio lavoro dovunque grazie a una connessione internet, spostarsi liberamente seguendo il proprio istinto e ascoltando la propria passione, essere padroni di vivere e viaggiare il mondo finché non si è stanchi di farlo. Quello da nomade digitale è uno stile di vita per cui tante persone farebbero carte false!

Negli ultimi due anni il mondo sta vivendo uno dei cambiamenti positivi più grandi nella storia. Ciò che prima era aperto solo a fruttuosi imprenditori online o agli eletti lavoratori di grandi multinazionali si sta estendo a un numero sempre maggiore di professionisti. I lavoratori stanno ottenendo una libertà e una flessibilità a cui non erano abituati.

Lavorare viaggiando sta diventando sempre più accettato e accessibile a tutti. Sempre più aziende e governi si stanno operando per garantire condizioni di vita e di lavoro favorevoli ai nomadi digitali, e sempre più realtà riconoscono i benefici in termini non solo economici ma di qualità della vita di quello che si contraddistingue come un vero e proprio movimento rivoluzionario.

Questo è il pensiero condiviso da Patrizio Ambrosetti, un pioniere del movimento e inguaribile sognatore. Nato a Roma, a 24 anni spicca le ali atterrando a New York per affinare i suoi studi in Business Management. L’esperienza americana lo stimola e risveglia in lui voglia di mettersi in gioco e di inseguire i suoi sogni.

Qui inizia a lavorare per WeWork, un piccola start-up che lo assume come primo dipendente internazionale con l’intento di espandere il rivoluzionario concetto di co-working in Europa e di lanciare nuovi mercati a livello globale. Questo fino a quando un amico consiglia a Patrizio il libro “The 4-hour work week” di Timothy Ferriss, che spiega come conciliare vita privata e lavoro. Questa lettura apre gli occhi a Patrizio che decide di lasciare WeWork e di trasferirsi a Chiang Mai in Thailandia, dove sperimenta la vita da nomade digitale e fonda il più grande co-working per nomadi digitali al mondo. Da quel periodo Patrizio viaggia il mondo con un bagaglio a mano tra Sud Est Asiatico, Europa, USA, fino all’America Latina senza avere una base, impegnandosi attivamente affinché le aziende e i governi diventino più attrattivi e disponibili per i nomadi digitali. Attualmente si trova a Barbados, Caraibi e sta scrivendo un libro sui digital nomads per aiutare tutti coloro che vogliono iniziare la loro vita da nomade. Oggi investe in start up, dispensa consulenze e pianifica strategie per sostenere chiunque voglia aprire co-working, community di viaggiatori e voglia rivoluzionare il modo in cui viviamo, viaggiamo, lavoriamo e ci connettiamo.

Patrizio ha accettato con entusiasmo di incontrarmi per discutere, attraverso i suoi progetti e la sua esperienza personale, della vita da nomadi digitali, dei suoi pro e dei suoi contro, e di quello che pensa accadrà durante questa importante rivoluzione. Una intervista lunga, ma ricca di informazioni e spunti molto interessanti per chi voglia scoprire come diventare e come si vive da nomade digitale!


Partiamo dalla domanda forse più scontata, ma che è sempre giusto porsi per capire bene l’argomento. In giro si leggono definizioni diverse e opinioni diverse, si fa confusione tra smart working, il telelavoro e il nomadismo digitale. Riusciresti a definire, con parole tue, chi sono i nomadi digitali?


Quello di “nomade digitale” non è un concetto nuovo. Il termine nasce già nel 1997 come titolo di un libro di David Manners e Tsugio Makimoto, che racconta proprio di questa generazione di ragazzi che decidono di non avere più una base fissa, di girare il mondo e lavorare collegandosi dagli Internet point. In questo senso, gli autori del libro erano dei visionari: con il passare del tempo Internet è andato sempre più veloce e la maggior parte dei paesi, oggi, può offrire una buona connettività e quindi l’opportunità di diventare un nomade digitale.

La differenza più grande da fare, a mio parere, è quella tra lavoratore da remoto e nomade digitale. Un lavoratore da remoto è una persona che gode dei benefici di un lavoro online, che sia in modalità full-remote o ibrida. Può vivere fuori città e risparmiare soldi di affitto, può gestire meglio la sua vita e il tempo dedicato alle sue passioni e ai propri cari. Il nomade digitale, invece, può essere un freelancer, un dipendente o un imprenditore che lavora completamente online, che ha la libertà e la flessibilità di viaggiare senza le necessità di tornare nella stessa città. Sono persone senza una dimora fissa o un ufficio, senza auto, troppe valigie e troppi vestiti, che possono spostarsi per periodi brevi o lunghi senza alcun limite da rispettare.

Patrizio Ambrosetti

“Il mondo è la loro casa e il loro ufficio. Io lo chiamo “taste of freedom”, un assaggio di libertà.”

— Patrizio Ambrosetti

In realtà, il lavoro da freelancer è sempre esistito, ma è dal 2010 che sono nate alcune piattaforme che offrono dei lavori freelance e, quindi, sono nati i primi veri e propri nomadi digitali. Era appena finita la crisi economica del 2008 e, assieme a tante difficoltà, aveva portato anche opportunità. Molti avevano perso il lavoro in quegli anni, per cui hanno iniziato a sfruttare le loro capacità lavorando da freelancer online, con una maggiore flessibilità e senza la necessità di dover andare in ufficio. I guadagni all’inizio erano minori e la vita nelle città più care era poco sostenibile, ma avevano ottenuto la libertà di potersi muovere in località dove la vita costa meno: le località preferite dai nomadi digitali sono l’America Latina e il Sud-est asiatico, dove il costo della vita è molto basso ma la qualità della vita è molto alta. Col passare degli anni sempre più persone hanno iniziato a spostarsi iniziando a creare comunità dove condividere idee, skills ed esperienze. Al giorno d’oggi parliamo di circa 35 milioni di nomadi digitali in giro per il mondo e ci aspettiamo che il numero salga a 1 miliardo entro il 2035.


Uno dei problemi più grandi per un aspirante nomade digitale è capire quale lavoro fare per guadagnarsi da vivere. Magari si è confusi, alcune volte sembra che non esista un lavoro adatto o facilmente adattabile a questo stile di vita, o non ci si sente in grado di proporsi per un lavoro diverso dal solito. Che cosa consiglieresti sulla ricerca e sulla scelta del lavoro?


In questo momento storico sta avvenendo una rivoluzione positiva per i nomadi digitali. Durante la pandemia, le aziende hanno capito che riescono a fatturare anche se i dipendenti lavorano da casa, risparmiando anzi i costi di gestione e di affitto. Il mio consiglio è, innanzitutto, capire quali sono i propri obiettivi nella vita, se si vuole avere una base fissa in cui tornare oppure no. Oggi c’è la possibilità di scegliere tra un lavoro in ufficio, un lavoro ibrido e uno completamente da remoto: basta poi cercare aziende che offrano la soluzione più adatta alle proprie esigenze. Mi raccomando sempre che questo sia il primo passo da capire.

Ci sono delle persone che non riescono a capire quale lavoro vogliono intraprendere o non si sentono abbastanza competenti per sostenere un lavoro interamente da remoto. È comprensibile, il lavoro da remoto può far paura, perché le persone non capiscono come convertire il loro potenziale o le loro idee. Il mio consiglio è quello di capire, prima di tutto, quali siano le proprie potenzialità e se veramente attrae l’idea di diventare un nomade digitale. Prendete una grande lavagna e scriveteci tutto quello che sapete fare: skills, istruzione, passioni, hobby. Scorrete poi la lista dei lavori da nomadi digitali, scegliete quello che meglio si adatta alle vostre skills o che vi piace di più. Ci sono molti siti, come Fiverr o Upwork, dove potete consultare gli annunci delle persone che fanno il lavoro di cui siete interessati. Studiate il loro lavoro per capire come funziona. Inizialmente, non lo nego, sarà difficile: il mercato è tosto e la competizione è tanta. Suggerisco di iniziare con un corso, in modo tale da aggiornarsi e imparare che cosa viene richiesto. 

Una volta pronti potete iniziare con qualche progettino da freelancer o affidarvi a un’agenzia: con il tempo vi creerete un portfolio, cominciando a farvi notare. Tutti possono lavorare da remoto, anche chi ha studiato per un lavoro che, normalmente, si svolge solo in presenza: per esempio, un infermiere può decidere di diventare consulente medico o venditore di prodotti infermieristici on-line.


Molti pensano che sia troppo tardi, che diventare nomadi digitali sia per i giovani, per i single, per persone senza legami. Tu cosa diresti a chi si fa scoraggiare per via dell’età o della famiglia a seguito?


Non scoraggiatevi, perché non c’è nulla per cui scoraggiarsi. Potete viaggiare da soli o in coppia. Potete viaggiare con la vostra famiglia, potete trovare l’amore della vostra vita mentre si viaggia. Non ci sono limiti di età e di relazione. Ci sono delle società, come Boundless Life, che si occupano della scuola dei figli, di preparare alloggi accoglienti per le diverse tipologie di famiglie, di creare subito una community di genitori. Fairytrail è invece una dating app che aiuta i nomadi digitali a trovare l’amore, perché poter viaggiare per il mondo con la persona che si ama è ancora più bello! A volte può mancarvi casa, ma vivere da nomade digitale non significa non tornare a casa, anzi: tornare a casa fa bene, anche perché il viaggio vi apre la mente e rientrando avrete modo di capire che cosa siete diventati. Così è successo a me, dopo aver girato quattro continenti. Quando sono tornato a Roma per la prima volta mi sono finalmente reso conto di chi ero e ho capito tante cose di me. Ho capito molte cose sulla mia città che prima non vedevo. Lasciare casa e viaggiare per lunghi periodi all’inizio può spaventare. Potete iniziare pian piano, a piccoli passi. Un primo periodo di due mesi, poi altri sei e alla fine sentirete quella carica, quell’energia e quell’apertura mentale che vi porterà a voler rimanere sempre in viaggio.

Patrizio Ambrosetti con zaino in spalla cammina per la strada
Potete seguire Patrizio nei suoi viaggi e nei suoi progetti sul suo sito web Rover Pat.com o sulla sua pagina Instagram @Rover_pat.

In molti, quando approcciano l’idea di diventare un nomade digitale e di lavorare viaggiando, non vanno a considerare alcune serie di difficoltà legate a questo nuovo stile di vita, all’apparenza molto eccitante ma che richiede sforzi e vari sacrifici. Cosa pensi siano gli aspetti più ardui della vita da nomade digitale e come suggeriresti di gestirli?


Molto dipende dalla situazione: se partite da soli, in coppia o con la tua famiglia. Uno dei problemi più inaspettati e duri con cui convivere è la solitudine. Se partite accompagnati è più semplice gestire la solitudine che capita quando meno te lo aspetti. Succedeva anche a me quando arrivavo in una nuova città e non ero ancora collegato alla comunità di nomadi digitali locali. Passavo il sabato e la domenica scorrendo la rubrica per chiamare amici e parenti, per fare una chiacchierata. Però ci sono tante persone come voi e unendovi a loro in poco tempo non vi sentirete più soli. Fortunatamente oggi ci sono tanti modi per iniziare fin da subito a far parte della comunità di nomadi digitali locali. Ci sono anche app, gruppi social, eventi che stanno aiutando le persone a collegarsi con i nomadi digitali di una località ancora prima di raggiungerla. Una di queste è Legends con la quale potete controllare chi sta viaggiando in una data città, potete contattarli per chiedere informazioni e consigli. La chiave rimangono però gli ambienti di co-living e co-working dove poter lavorare e cucinare in compagnia e conoscere tante persone. 

Nel diventare nomadi digitali bisogna anche essere consapevoli e pronti che non si avranno tutti i comfort di cui siamo abituati a casa. Parto dalla cucina, che inevitabilmente sarà diversa da quella di casa. Il nomade digitale impara una vita minimalista: si cambia letto e si impacchetta spesso, bisogna quindi imparare a impacchettare una borsa piccola. È per questo che la maggior parte dei nomadi digitali sono attirati da destinazioni calde, perché come diciamo spesso “Chase the world, chase the sun”. Se riuscite a vivere a zero comfort tutto il mondo diverrà alla vostra portata. Iniziate ad adattarvi. L’adattamento è la chiave e con il tempo, senza rendervene conto, troverete il vostro conforto nel vostro adattamento e riuscirete a vedere tutto il mondo.

Patrizio Ambrosetti

“L’adattamento è la chiave e con il tempo, senza rendervene conto, troverete il vostro conforto nel vostro adattamento e riuscirete a vedere tutto il mondo.”

— Patrizio Ambrosetti

A che punto è l’Italia nel gestire e proporre uno stile di vita nomade? Cosa stanno facendo i paesi nel mondo per semplificare la vita a questi lavoratori e quali pensi siano quelli che, ai nostri giorni, sono i governi più aperti a questa nuova forma di lavoro?


Al momento ci sono 47 Paesi nel mondo che offrono un visto di entrata per nomadi digitali. Il primo Paese è stato l’Estonia, ma il governo più aperto in Europa e che attira più nomadi digitali è il Portogallo. Seguono Bali, la Thailandia e Barbados. 
Ogni paese propone un visto d’entrata per nomadi digitali di durata variabile. Si parte da 6 mesi fino ad arrivare a tre anni, nonostante il visto più comune sia quello da un anno. Ottenere il visto non è difficile, ma vanno comunque verificati alcuni requisiti, prima tra tutti la capacità di avere un lavoro con contratto regolare che vi permetta di mantenervi. C’è un forte interesse da parte dei governi ad attirare nomadi digitali. La mia previsione è che molti Paesi si attiveranno per creare visti sempre più ricchi di benefici, con maggiori garanzie sul sistema sanitario nazionale, un’agevolazione sulle tasse e facilitazioni per la fondazione di nuove società. La maggior parte dei nomadi digitali sono freelance o imprenditori con una forte propensione a investire in nuove attività. Queste persone sono un forte potenziale per l’economica interna di un Paese.
L’Italia ha recentemente fatto passare un decreto legge con l’intento di creare un visto per nomadi digitali. Il decreto è stato approvato ma è momentaneamente fermo, in attesa di essere revisionato dal governo che salirà a seguito delle prossime elezioni. 


Parliamo un po’ di te. Sei ormai da anni una sorta di “guru italiano” nel settore del nomadismo digitale, tanto che oggi fai da consulente per le aziende e hai in attivo moltissime attività collegate al tuo nome. Come si solleva l’ancora e si issano le vele? Insomma, come si decide di diventare nomadi digitali? A te com’è successo? 


A me è successo quasi per caso. Nel 2015 sono entrato a far parte di WeWork, una start-up che mi ha assunto come primo dipendente internazionale con l’intento di espandere il rivoluzionario concetto di co-working in Europa e di lanciare nuovi mercati a livello globale. In due anni sono riuscito a creare quattro nuovi mercati, ma al costo di lavorare circa 120 ore a settimana, sempre in viaggio, a discapito della mia vita privata. Un giorno un mio amico mi regala “The 4-hour work week” di Timothy Ferriss, una lettura che consiglio a tutti perché è uno dei primi libri che parla di nomadismo digitale e spiega come conciliare vita privata e lavoro. Questa lettura mi dà una nuova scarica di energia, decido di lasciare WeWork e di partire per il mondo. 

Mi trasferisco in Thailandia, dove ho iniziato a costruire la comunità di nomadi digitali a Chiang Mai assieme a tanti ragazzi del posto. Si era creata una bella atmosfera, passavamo tanto tempo insieme lavorando, confrontandoci, chiacchierando e divertendoci. Da quell’esperienza ho deciso di  specializzarmi solo in questo e da allora non ho mai smesso di viaggiare. Ho cominciato a lavorare come advisor per la creazione di altri co-working e co-living. Ho aiutato a costruire Selina, l’hotel per nomadi digitali più grande al mondo con 160 strutture sparse tra i continenti. Dopo questa esperienza ho iniziato a creare dal mio brand, Rover Pat, una serie di compagnie che stanno spingendo molto sulla rivoluzione nomade digitale. La prima di queste è stata Vega, un fondo di investimento che investe in start-up e aziende che creano prodotti e servizi per nomadi digitali. Ho una società di consulenza in America Latina, TOA Partners, che aiuta gli alberghi a convertirsi e a creare co-working e co-living all’interno delle loro strutture. Ho appena inaugurato a Londra una società che si chiama Nomag, il cui scopo è la creazione della prima piattaforma media per nomadi digitali. Vogliamo ispirare 100 milioni di nomadi digitali nel mondo creando contenuti, podcast e rubriche su come diventare nomadi digitali e su adattarsi a questo stile di vita. Inoltre, faccio consulenze alle aziende per aiutarle a convertire il loro lavoro da remoto. 


Arriva sempre il momento quando si segue un progetto, in cui le cose cambiano. Si realizza che un semplice hobby, una passione o un’idea, possono diventare un’effettiva fonte di guadagno e un vero e proprio percorso di vita. Tu hai mai avuto questa rivelazione nel corso della tua vita? Se sì, che cosa consiglieresti di fare a chi investe tempo, energie e fondi sui loro progetti?


La passione per qualcosa è la forza più grande per costruire un progetto di successo. Se siete dentro qualcosa che non vi piace non perdete tempo, lasciate e cambiate. Non c’è un età per cambiare carriera, lavoro o vita! Bisogna rischiare. Da sempre mi “alleno” settimanalmente prendendo rischi piccoli e grandi nel mio lavoro, nella mia vita e nello sport. Mi ricordo quando avevo 18 anni: andavo in palestra ed entrando negli spogliatoi sceglievo sempre l’armadietto più scomodo della giornata. Avete presente quello alto in mezzo a 3-4 persone che si stanno cambiando? Sì, proprio quello! Facevo la stessa cosa a 19 anni, andando a cenare da solo a Roma e chiedendo il tavolo in mezzo al ristorante, senza portare con me né libro, né telefono. Volevo essere pronto per viaggiare il mondo e trovarmi in situazioni scomode o difficili. 

Patrizio Ambrosetti

“Non fate delle vostre abitudini un vostro limite. Se sono abitudine sane tenetele, se non sono utili per realizzare i vostri sogni, rompetele al più presto. Abituatevi a sognare in grande e circondatevi di persone che sognano come voi! “

— Patrizio Ambrosetti

Tu viaggi da molti anni, hai visto una buona fetta di mondo e ancora ti sposti in luoghi meravigliosi. Negli ultimi anni sembra che il mondo stia cambiando molto velocemente. Sempre più gente viaggia, sembra stia prendendo consapevolezza di ciò che si vive e di ciò che si prova. Da che pensi derivi e dove pensi porterà tutto questo?


Negli ultimi anni il mondo si è fermato e così anche le persone. Adesso, dopo due anni di pandemia, la voglia di viaggiare è incredibile. Molti viaggiano ancora seguendo una bucket-list, ma finalmente vedo tantissimi ragazzi che hanno davvero capito il valore di vedere il mondo e di incontrare nuove culture. Quello che percepisco chiaramente, parlando con loro, è la libertà a cui ambiscono.

Patrizio Ambrosetti

“I nuovi ricchi, come li chiamo io… coloro che spendono tutti i loro soldi in esperienze.”

— Patrizio Ambrosetti

La maggior parte mi dice: “Ho capito cosa davvero mi mancava nella vita restando a casa per due anni, e non voglio perdere più tempo”. Il loro cammino è appena iniziato. Vedo nei loro occhi che il viaggio che stanno per intraprendere ha uno scopo. Acquisiranno qualcosa che rimarrà per sempre con loro durante tutta la vita. 


Mi è giunta voce che stai lavorando su di un libro sul nomadismo digitale. Puoi raccontarci qualcosa a riguardo? Sarà una guida per aziende e aspiranti nomadi, o un racconto delle tue esperienze?


Hai sentito bene, il manoscritto è in revisione e spero di pubblicarlo a metà ottobre. Sarà una storia divertente, non un manuale, ce ne sono già troppi e tanti, secondo me, sono un po’ noiosi. Si tratterà di un’avventura romanzata, ma non finta. Racconterà cose straordinarie successe davvero, con riflessioni, tips & tricks seminati all’interno che daranno motivazione e ispirazione a partire per il mondo; ma anche nel credere che possiamo sempre cambiare vita e scoprire nuove opportunità che ci aspettano, magari in altri paesi o in altri luoghi che ancora non conosciamo.  


Patrizio sarà presente il 13 ottobre al TTG Travel Experience di Rimini per approfondire “Workation e business travel”.

Nel chiudere questo blog post e nel ringraziare Patrizio per il suo tempo e i suoi racconti, gli faccio i migliori auguri per l’uscita del suo libro e per i suoi progetti futuri!

Potete seguire Patrizio nei suoi viaggi e nei suoi progetti sul suo sito web Rover Pat.com o sulla sua pagina instagram @Rover_pat.


Prima di chiudere questo blog post vi ricordo che se siete aspiranti nomadi digitali qui sul blog trovate molti contenuti, come quelli nelle sezioni “viaggiare low cost” e “diventare nomadi digitali“, che possono aiutarvi a cominciare e a organizzare la vostra vita in viaggio.

Se siete degli aspiranti lavoratori in viaggio vi suggerisco in particolar modo la lettura di:

Spero che questo contenuto vi sia stato utile.

Buona giornata e buon viaggio!


Iscriviti alla Newsletter!

Riceverai ogni mese un'email con contenuti interessanti, idee e ispirazione per i tuoi prossimi viaggi!

* campo richiesto!

Acconsento all'utilizzo dei miei dati per la ricezione della newsletter a puro scopo informativo.

Ringrazio Martina Varchetta per il suo prezioso contributo da web editor.