Scozia

Scozia on the road: 12 giorni tra le Highlands scozzesi

Il monumento di Glenfinnan in Scozia.

In questo articolo parleremo del nostro viaggio in Scozia on the road. Scotland the brave, Alba an Aigh, Scozia la coraggiosa.

Uno dei più famosi canti scozzesi la definisce “coraggiosa“, ed è davvero così. Perché la Scozia è intrepida e forte, e il popolo scozzese è sempre stato valoroso, eroico, audace. Alcuni tra i nomi più ricordati della storia sono legati a questa nazione ricca di tradizioni ancora radicate e valorizzate.

Lo sapevate che in Scozia i cartelli stradali, a partire da una certa altezza geografica, presentano scritte bilingue inglese e gaelico? Sapete che le sterline prodotte in Scozia hanno un aspetto differente da quelle del resto del Regno Unito? (se la risposta è no, potete scoprirlo nella mia guida a Edimburgo).

Ricollegandoci al tema dei viaggi on the road oggi racconteremo di una piccola avventura di dodici giorni vissuta nell’Agosto del 2019. Un’avventura che ci ha visto dormire in meravigliose capanne di legno con solo un sacco a pelo; come in stanze pescate su airbnb ammuffite e dal proprietario un po’ suscettibile. Rimane comunque un’avventura da replicare – seguendo percorsi diversi – il prima possibile.

Se avete letto l’articolo su come organizzare un viaggio on the road, sapete giù come abbiamo articolato la pre-partenza.

Cartina e google maps alla mano abbiamo composto il nostro itinerario di viaggio in Scozia on the road. Un totale di dodici giorni e numerose città in un tour de force che avrebbe spaventato gli amanti del relax; ma ha resto i nostri cuori leggeri (assieme ai portafogli). Piatti da provare – indimenticabile la challenge sulla migliore scotch pie, acquistata quasi a ogni tappa per decretarne la migliore-, castelli da scovare ed esplorare. Erica da cogliere e chilometri da macinare a bordo della nostra Vauxahall Mokka, non senza imprevisti. Ma, in fondo, sono gli imprevisti a rendere un viaggio degno di essere ricordato.

Proprio di questo viaggio andremo a parlare oggi, in un articolo scrito a quattro mani da me (Fabio – F.) e dalla mia compagna Martina (M.). Con questo post vi forniamo tutte le informazioni necessarie per organizzare un viagio on the road sulle Highland Scozzesi. Partiremo dalle nozioni più generiche (il periodo migliore per visitare la Scozia, dove dormire e cosa mangiare) per ripercorrere il nostro itinerario con un diario di viaggio completo e ricco di foto e di curiosità.

Ecco quindi cosa troverete in questo articolo:

Quando andare in Scozia

Avendo vissuto e lavorato in Scozia (M.) vi posso confermare come i mesi migliori per visitare il paesesiano quelli di Maggio e Giugno. Sono i meno piovosi e più soleggiati durante l’anno. Nella metà di Giugno il sole sorge attorno alle 4:25 del mattino e tramonta dopo le 22:00. Inoltre, per quanto si trovi molto al nord, la Scozia non è un paese dall’inverno particolarmente rigido. Poiché subisce la corrente del golfo del Messico: la temperatura minima nel mese più freddo dell’anno, Gennaio, è stimata intorno al -0,2 / -0,3 gradi. L’unico vero problema dell’inverno scozzese è il vento: sferzante al punto da dare l’impressione di ricevere continui schiaffoni sul viso.

Si dice che in Scozia sia possibile vivere tutte le quattro stagioni in un solo giorno. Potete partire da Edimburgo per una gita in giornata col sole e trovare neve, nebbia, venticello e caldo ben prima del ritorno.

Tuttavia una trasferta in Scozia nel mese di Agosto è imperdibile, per assistere almeno una volta nella vita al memorabile Edinburgh Military Tattoo e al Fringe Festival. Per tutti gli altri mesi, dotatevi di un bell’impermeabile e di scarpe comode. Non abbiate paura, perché neanche la pioggia rovina il volto magico della Scozia.

Come raggiungere la Scozia

Il modo più semplice e veloce per raggiungere la Scozia è tramite l’aereo, nonostante nulla vieti di arrivarci in treno, in autobus o con i propri mezzi. In Scozia gli aeroporti principali sono quelli di Edimburgo e di Glasgow. È anche possibile raggiungere i piccoli aeroporti di Inverness, Dundee e Aberdeen facendo scalo nel Regno Unito.

L’aeroporto di Edimburgo è, tra i tutti, quello con i migliori collegamenti verso l’Italia. Sono molte le compagnie che offrono voli diretti a basso costo, tra le tutte consiglio Ryanair, EasyJet e Jet2. I voli sono solitamente garantiti dalle seguenti località italiane: Bergamo, Milano Malpensa, Bologna, Napoli, Pisa, Roma Ciampino, Roma Fiumicino, Treviso, Venezia Marco Polo e Verona.

Se dal vostro aeroporto non sono previsti voli diretti potete fare scalo in uno dei molti aeroporti di Londra; per poi continuare il vostro viaggio verso Edimburgo con un volo locale. Tra le migliori compagnie a fare scalo a Londra o in Europa consigliamo: Air France, Klm, British Airways, Lufthansa. Vi consigliamo inoltre di prenotare i voli con largo anticipo in modo da risparmiare sul prezzo del biglietto.

Ricordate che, a seguito della Brexit, sono cambiate le regole per viaggiare dall’Italia al Regno Unito, inclusa la Scozia. Per informazioni vi rimango al mio post Brexit, cosa cambia per viaggiatori, studenti e lavoratori.

Scozia on the road: come spostarsi in Scozia

Viaggiare in auto

Il fiordo di Torridon visto dall'alto.
Solo viaggiando in auto si possono scoprire luoghi fantastici e godere di paesaggi meravigliosi, come quello della vista del fiordo di Torridon dall’alto di una stretta stradina a dirupo sulla costa.

Il modo migliore per spostarsi per la Scozia on the road è sicuramente l’automobile, questo secondo il nostro modesto parere. È l’unico mezzo che garantisce completa libertà di spostamento e di orari, senza la fatica di dover trascinarsi dietro i pesanti zaini e bagagli in treni o autobus ogni giorno.

L’articolata ed estesa rete stradale scozzese (completamente sprovvista di pedaggi, anche sulle autostrade) vi permette di raggiungere ogni destinazione, anche i luoghi più remoti e sperduti spesso non arrivabili con i mezzi pubblici. Volete poi mettere la libertà di fare sosta quando meglio vi pare, per scattare la foto di un luogo che vi ha colpito? Oppure curiosare tra pub e negozi o solamente godere di un tramonto o della magia di un luogo mozzafiato.

In Scozia godrete di scenari e di paesaggi unici, come quelli proposti dalla North Coast 500, la splendida strada costiera lunga 800 Km considerata tra le più belle al mondo.

Vi ricordo che in Scozia la guida è a sinistra ma non vi preoccupate, basta giusto un’ora al volante per acquisire sicurezza ed elasticità. Le strade sono ben curate per cui non dovrete temere di aggiungere ulteriori pensieri alla vostra guida.

Se nel vostro itinerario di viaggio in Scozia on the road considerate di visitare delle città vi ricordo che molti dei parcheggi urbani sono a pagamento. Potete pagare in moneta, a volte con carta, ma molto più spesso tramite l’applicazione per smartphone indicata a lato delle colonnine.

Una Ginger Cow stesa sul prato.
Viaggiare in auto significa fare anche incontri interessanti, non immaginate quanto invidio la capigliatura di questa ginger cow (F.)!

Noi ci siamo affidati a Rental Cars, un sito di noleggio auto low cost che indica le principali sedi per il noleggio di automobili di ogni tipo. Per quanto riguarda Edimburgo, Rental Cars copre diverse zone, come l’aeroporto o la stazione centrale di Waverley Bridge, ma altre sedi sono sparse per la città. La nostra era a Seafield, in una zona industriale lungo la costa. Attenzione! Controllate sempre la franchigia e le assicurazioni in caso di danni; ricordatevi che è necessario pagare con carta di credito o debito con su stampati i numeri in rilievo e il nome del proprietario. Prima di partire controllate ogni centimetro della vettura, sia esternamente che internamente. Segnalate all’addetto qualsiasi graffio, ammaccatura o altro, poiché riportarla con un danno non segnalato potrebbe comportare un pagamento aggiuntivo per danni.

Nel noleggiare un auto consigliamo un piccolo fuoristrada: non si sa mai dove possa condurvi la vostra sete di avventura!

Viaggiare in Scozia con i mezzi pubblici

Se non vi sentite troppo sicuri di guidare a sinistra o se semplicemente preferite godervi il panorama dal finestrino senza dover pensare al tragitto, potete pensare di organizzare il vostro tour on the road con i mezzi pubblici.

In generale, il treno e gli autobus saranno le vostre motrici su strada, mentre i traghetti sono indispensabili per raggiungere le isole, Ebridi, Orcadi o Shetland che siano. Oltre al servizio di trasporto nazionale (Scottish Citylink e StageCoach per gli autobus e Scotrail per i treni) affidatevi alle molte compagnie di autobus locali. Il treno è generalmente più costoso degli autobus ma al contempo vi farà risparmiare tempo.

Per organizzare il vostro itinerario di viaggio in Scozia con i mezzi pubblici vi rimando a Travel in Scotland. Con il suo fantastico Journey Planner, vi permette di costruire il vostro tragitto comparando costi e orari. Valutate di acquistare un return ticket (con ritorno aperto) anzichè un signle ticket (viaggio di sola andata), in quanto i costi sono solitamente ridotti. Cercate di acquistare i biglietti online e in anticipo, in modo da non rischiare di trovare tutti i posti a sedere già riservati.

Scozia on the road: dove dormire in Scozia

Durante il nostro primo viaggio in Scozia on the road abbiamo ascoltato i consigli di una guida turistica locale che ci raccontava dell’ospitalità degli scozzesi e della tendenza a trasformare le proprie case in guest house. Infatti, di norma, le abitazioni scozzesi sono ampie e spaziose, disposte su più livelli e dispongono di numerose stanze. Soprattutto nei paesi o le città più piccole, quando i figli si trasferiscono per l’università o il lavoro, i genitori mettono a disposizione le stanze a ospiti paganti.

La stanza di una guest house ad Aberdeen.
Non sempre pagare poco è sinonimo di un cattivo servizio. Le guesthouse sono spesso economiche ma ben tenute, come è accaduto in particolar modo nel caso di Aberdeen.

Nel nostro tour on the road abbiamo preferito guest house a hotel o b&b. A parte in un caso, la scelta si è rivelata molto felice. Siamo stati coccolati e ricoperti di attenzioni dai nostri landlord. Ricordiamo con grande affetto soprattutto le stanze (e le colazioni) delle signore Fiona e Flora, le quali gestivano rispettivamente gli alloggi scelti da noi a Perth e a Fort William.

Emozionante è stata anche l’esperienza in gampling, considerata la nuova frontiera dei viaggi green, che unisce i servizi di un hotel (materassi, corrente elettrica, bagni spaziosi e funzionali) alla rusticità del campeggio.

Cosa mangiare in Scozia

Aprire una parentesi sulla cucina scozzese vorrebbe dire perdersi in ore e ore di discussione. Durante il nostro road trip abbiamo avuto la possibilità di godere di momenti fantastici legati al cibo. La cucina scozzese è ricca e saporita, molto condita. L’haggis neeps and tatties, in particolare, può mettere a dura prova lo stomaco del viaggiatore abituato a pasti fit. Ciononostante è impensabile passare per la Scozia e non assaggiare il piatto tipico scozzese. È così famoso che il poeta Robert Burns gli dedicò un’ode ancora recitata durante la Burns Night, che si svolge ogni 25 di gennaio. In quell’occasione ci si ritrova al pub per mangiare tutti insieme haggis e ricordare il poeta.

Un piatto di granchio e salmone affumicato.
Il nord della Scozia opsita la maggior parte dei pub e ristoranti più premiati del paese. Abbiamo mangiato in tre locali premiati al The Scottish Pub & Bar Awards: due volte a Inverness e durante la nostra cena ad Applecross, dove abbiamo mangiato questo delizioso granchio accompagnato a riso e salmone affumicato.

Durante il vostro itinerario di viaggio in Scozia vi consigliamo di mangiare locale e di assaporare ogni piatto alternativo che ci capiti a portata di braccio e di palato.

Per una descrizione approfondita dei piatti tipici scozzesi da gustare vi rimando alla nostra dettagliata guida, raccolta nel post Guida a Edimburgo: cosa mangiare. In questo articolo forniremo comunque moltissime informazioni sui piatti tipici di ogni località visitata e vi guideremo sul dove potete gustarli al meglio.

Le cucine nei pub sono generalmente aperte dalle 12:00 alle 14:00 e dalle 18:00 alle 20:00. Il costo medio di un pasto al pub, compresivo di una birra e di una portata principale, è di circa 15£ a persona. Un fish and chips costa, d’asporto, dai 5£ ai 9£.

Soggiornando nelle guesthouse o nei piccoli alberghi avrete spesso la colazione inclusa, sia fredda che cotta. Questo vi permette di gustare la vera cucina tradizionale scozzese, quella che segue le ricette e i modi delle nonne.

Consigliamo infine di sfruttare i molti supermercati e botteghe che incontrerete nel vostro tragitto per comperare del pane, dei salumi e dell’ottimo formaggio locale per approssimare un picnic nei molti prati verdi lungo la strada. I prezzi sono spesso bassi e la qualità, al contrario, molto alta. I supermercati delle grandi catene (come Tesco, Sansbury, Waitrose) sono spesso aperti 24/24h.

Itinerario di viaggio in Scozia on the road – Mappa del viaggio

Abbiamo raccolto il nostro itinerario di viaggio in Scozia on the road su questa comoda mappa, in modo che possiate prendere ispirazione per il vostro personale tragitto o, perchè no? Magari potreste seguire i nostri passi! Le indicazioni sono divise per giorni e toccano tutte le principali attrazioni che ci siamo fermati a visitare lungo il tragitto.

Scozia on the road: il nostro viaggio

Al risveglio la vista della Old Town ci accoglie dal balcone della nostra piccola stanza in York Place, gli edifici dorati dal sole sorto alle spalle dell’Arthur’s Seath. Non era il nostro primo viaggio a Edimburgo, ma nulla può prepararvi alla meraviglia della capitale scozzese alle prime luci della giornata. Era la prima volta che iniziavamo un viaggio in Scozia svegliandoci in città.

La nostra avventura era iniziata a notte fonda, dopo essere atterrati all’aeroporto poco dopo la mezzanotte. La scelta dipendeva molto da ragioni economiche: arrivare quella notte ci sarebbe costato molto meno di atterrare la mattina seguente, includendo anche il costo della stanza per la notte. In piú il volo seguente sarebbe arrivato dopo l’ora di pranzo, il che voleva dire – tra spostamenti e hotel – perdere quasi un giorno di viaggio. Insomma, non trovavamo una buona ragione per fare altrimenti. Non per Edimburgo almeno.

Come racconto nella mia guida a Edimburgo, gli autobus collegano il centro all’aeroporto a quasi tutte le ore, per cui raggiungere la nostra sistemazione (una piccola camera affittata da studenti su Airbnb nel centro della New Town) non ha richiesto molta fatica. Il tempo di lanciare uno sguardo alla sommità del Calton Hill e ci inerpichiamo per le scale del minuscolo appartamento universitario, trovando subito il sonno cullati dal pensiero che il giorno dopo sarebbe iniziato un viaggio che avremmo fatto di tutto per rendere memorabile.

Giorni 1: Edimburgo – Passeggiata nella Old Town e il Military Tattoo Festival


  • Fermate: Edimburgo;
  • Cosa abbiamo visto: Victoria Street, Grassmarket, Greyfriars Kirkyard, George Herriot’s School, Castello di Edimburgo, New College, St. Giles Cathedral, Edinburgh Festival Theatre, National Museum of Scotland, National Portrait Gallery, Prince Street Gardens, Scott Monument, chiese di St John e St Cuthberts, Military Tattoo Festival al Castello di Edimburgo;
  • Dove abbiamo mangiato: The Caste Arms (pranzo), Edimburgo;
  • Dove abbiamo dormito: Summerside Guesthouse, Leith (Edimburgo).
  • Costi della giornata: 2 notti alla Summerside Guesthouse – colazioni incluse con il pernottamento – e 1 notte in Airbnb (138,05€ + 60€), 6 biglietti giornalieri Lothian buses (3 x 2 adulti – 26€), spese dei pasti (75.98€ – pranzo al The Castle Arms, spesa per la cena del Giorno 1 e il pranzo del Giorno 2, frutta per 3 giorni), biglietti Military Tatto Festival (70€ x 2 adulti). Totale: 370.03€.

Non era la nostra prima volta a Edimburgo, per cui ne conoscevamo bene le zone e avevamo bene in mente cosa vedere nei primi due giorni di viaggio. Ció a cui nessuno ci aveva preparato era il grande cambiamento a cui la città viene sottoposto ogni anno per il periodo dei festival.

Nei mesi di Luglio e Agosto la capitale di Scozia ospita moltissimi festival artistici e letterali. Ogni strada e piazza si addobba di eventi, food truck e beer gardens compaiono in ogni parco. Il Fringe Festival è l’evento per artisti di strada più grande al mondo. Vi prendono parte artisti da oltre 47 paesi e attira più di 100.000 turisti ogni anno. Per questo motivo la nostra passeggiata in città si arricchisce delle esibizioni dei figuranti. Ci fermiamo spesso per aggregarci alla folla entusiasta, per ridere alle battute di un commediante o rimanere estasiati di fronte ai giochi con la palla di un artista del basket americano.

Vista della Old Town dalla Camera Obsucra & World of Illusions
Vista della Old Town e del New College dal piazzale del castello.

Durante la mattinata ci siamo dedicati alla visita della Old Town di Edimburgo. Partendo da High Street ci siamo spostati su Victoria Street e il Grassmarket, dirigendoci poi verso Greyfriars Kirkiard e il suo famoso cimitero. Nel frattempo ci siamo goduti un breve tour ai luoghi di Harry Potter a Edimburgo. Alla George Herriot School abbiamo bevuto una buona birra a uno dei più bei beer garden allestiti dalla BBC per i festival, con una vista impareggiabile sul castello e sui palazzi della città vecchia.

La fontana nei Prince Street di Edimburgo.
Il castello visto dai giardini di Prince Street.

Per pranzo ci siamo fermati al The Castle Arms, uno dei nostri pub preferiti, famoso per preparare dell’ottimo haggis, neeps and tatties oltre che un delizioso sticky toffee pudding. Una volta che i nostri piedi e il nostro stomaco avevano trovato un po’ di pace e ristoro ci siamo incamminati lungo la Royal Mile. Qui abbiamo visitato il palazzo del New College e la St. Giles Cathedral, prima di spostarci al National Museum of Scotland, un museo gratuito con molte esposizioni dedicate alla storia di Scozia, il design, l’arte e la teconologia. Tutte le attrazioni principali e i musei di Edimburgo sono descritti ampiamente nella mia guida a Edimburgo (parte 3 e parte 4), motivi per cui non mi dilungherò troppo nel descriverli (F.).

Spendiamo il resto della giornata passeggiando lungo i Prince Street Gardens, osservando molte delle esibizioni prima di dirigerci allo stazionamento degli autobus dove avevamo lasciato la nostra valigia per la giornata. Nelle vicinanze ci fermiamo brevemente alla National Portrait Gallery di Edimburgo, particolarmente famosa per il suo stupendo salone d’ingresso.

La National Portrai Scottish Gallery di Edimburgo
Il coloratissimo salone d’ingresso della Scottish National Portrait Gallery.

Quella notte abbiamo soggiornato in una guest house nella zona di Leith, il nostro quartiere preferito di Edimburgo. Il proprietario della guesthouse ci ha accolto calorosamente e ci ha permesso di sfruttare la cucina per preparare dei panini per cena. Ebbene sí, la nostra prima sera a Edimburgo abbiamo mangiato panini, ma solo perchè ci serviva qualcosa di comodo da portare sulle scalinate costruite sul piazzale d’ingresso al castello.

Questo perché durante la nostra prima sera a Edimburgo abbiamo assistito alle esibizioni del Military Tattoo Festival. L’evento è attivo dal 1949 e vede fanfare e bande militari provenienti dal Commonwelth e il mondo intero esibirsi in performance artistiche da lasciare a bocca aperta. Cori di cornamuse, musiche tradizionali e rivisitazioni di canzoni moderne (abbiamo perso la testa di fronte alle particolari versoni delle canzoni dei Queen e di The Greatest Showman) e ragazze danzanti sui passi di reel, jig e strathspey. Il costo varia molto a seconda del giorno della settimana e della posizione del posto a sedere. Per informazioni dettagliate vi rimandiamo al sito ufficiale. dedicato al festval. Vi basti sapere che siamo andati durante uno dei giorni più economici, sedendo in uno dei sedili più laterali e abbiamo pagato 35£ a testa, un prezzo onesto per l’esperienza vissuta.

Una banda di suonatori di cornamusa si esibisce al Military Tattoo Festival.
La banda nazionale scozzese in esibizione al National Military Tatto Festival.

Giorno 2: Edimburgo – Escursione sull’Arthur Seat, Stockbridge e Calton Hill


  • Fermate: Edimburgo;
  • Cosa abbiamo visto: Arthur Seat, Parlamento Scozzese, Dean Village, Water of Leith Walkaway, Stockbridge, Circus Lane, Royal Botanic Gardens, Calton Hill, porto di Leith;
  • Dove abbiamo mangiato: eteaket (tè pomeridiano), Cafe Picante (cena);
  • Dove abbiamo dormito: Summerside Guesthouse, Leith (Ediburgo).
  • Costi della giornata: tè pomeridiano (2 High Tea menu – 23€), cena d’asporto da Cafe Picante (13.75€). Totale: 36.75€.

La mattina ci aspetta una deliziosa colazione a base di porridge, cereali e frutta fresca. I letti sono grandi e comodi, per cui siamo ben riposati quando prendiamo l’autobus verso Kirkgate Centre in direzione del Parlamento Scozzese. Non ci stiamo dirigendo verso l’Holyrood Palace e Abbey, visitate con dovuta calma durante i viaggi passati. Il nostro secondo giorno lo dedichiamo interamente alle escursioni nella natura. Per questo motivo di prima mattina iniziamo la scalata alla vetta dell’Arthur’s Seat, la collina vulcanica famosa per la rinomata skyline.

Il sentiero di salita all'Arthur Seat a Edimburgo.
Il sentiero di salita all’Arthur’s Seat è un po’ impegnativo ma fidatevi, ogni briciolo di fatica viene ripagato una volta raggiunta la vetta.

Lungo la salita ci fermiamo alle rovine della St. Anthony’s Chapel, che offre un punto panoramico favoloso sul Calton Hill e sul palazzo reale sottostante. Raggiunta la vetta si gode di una vista meravigliosa a 360 gradi sulla città e il fiordo nelle vicinanze. Il vento tira forte sulla pelle e sull’erba verdissima. Risulta estremamente facile sentirsi vivi e liberi.

Vista di Edimburgo e della baia dalla cima dell'Arthur Seat.
La vista di Edimburgo e della baia dalla cima dell’Arthur’s Seat lascia sempre senza fiato.

Lungo la discesa deviamo verso il Duddingston Village e il vicino Loch, una delle poce zone rimaste incontaminate dalla moderna evoluzione che ha toccato Edimburgo. Qui visitamo i meravigliosi giardini Dr Neil’s Garden, uno dei molti giardini nascosti di Edimburgo, sulle rive del Loch Duddingston.

La mattinata volge al termine, per cui seguiamo la Royal Mile per tornare verso il centro dove consumiamo un panino sotto le fronde degli alberi nei Prince Street Gardens. Nel pomeriggio ci spostiamo verso il Dean Village, il pittoresco borghetto sulla acque del fiume Leith. Qui visitamo la Well Court a il Dean Cimitery, prima di seguire il corso del torrente lungo la Water of Leith Walkaway, un percorso pedonale e ciclabile che si snoda per 20 Km seguendo il corso del fiume Leith, collegando il villaggio di Balerno a Leith, la zona portuale.

Il Dean Village a Edimburgo.
Il Dean Village di Edimburgo, attraversato dal fiume Leith.

È una giornata stupenda e il gorgoglio dell’acqua è piacevole, per cui decidiamo di incamminarci verso il vicino quartiere di Stockbridge deviando per il Circus Lane prima di riprendere il cammino lungo il Walkaway per arrivare ai Royal Botanic Gardens.

Royal Botanic Gardens di Edimburgo.
L’orto botanico di Edimburgo si snoda tra molti sentieri e prati, dove troverete panchine per rilassarvi.

L’orto botanico gode di 10 serre tra cui spiccano le famose Victorian Palm Houses dal tipico ed elegante stile Vittoriano. Ospita moltissimi giardini dedicate a piante ed erbe dal mondo intero tra cui la Chinese Hillside con rarità provenienti dal territorio cinese.

Pagoda Cinese ai Royal Botanic Gardens di Edimburgo.
La piccola pagoda nel giardino cinese del Chinese Hillside e la sua fantastica musa.

L’orto è a ingresso gratuito e ospita molte panchine. Sono molti i giovani stesi sul prato a rilassarsi e prendere il sole. Ci fermiamo un paio d’ore prima di tornare nella New Town per prendere un buon tè da eteaket, la miglior tea room economica di Edimburgo. Usciti dalla sala ci incamminiamo verso il Calton Hill dove gustiamo la nostra cena (fish and chips e haggis fritto) aspettando le ultime luci del tramonto. Stranamente non siamo molto stanchi, per cui ci godiamo un ultima birra a Edimburgo in uno dei molti pub sul porto di Leith prima di tornare alla comodità del nostro letto. Il secondo giorno era giunto al termine e presto sarebbe iniziata la vera avventura.

Leith harbour at sunset.
Il porto di Leith ospita moltissimi ristoranti e banchetti dedicati al pesce fresco. Visitatelo verso l’ora del tramonto per rilassarvi dopo una giornata spesa visitare.

Giorno 3: Da Edimburgo a Dundee (140 Km)


  • Fermate: Cramond Beach – Blackness Castle – South Quensferry – St. Andrews – Dundee;
  • Cosa abbiamo visto: Cramond Beach, Blackness Castle, South Quensferry, Midhope Castle, Saint Andrews (Cattedrale di San Mungo, la chiesa della SS Trinità, il castello, il Royal Ancient Golf Club, l’orto botanico), Dundee (Dundee Law, City square, Caird Hall, Desperate Dan Statue, St. Paul’s Cathedral, Hight Street, The Auld Tram, McManus Dundee’s Art Gallery and Museum);
  • Dove abbiamo mangiato: McDaniel’s (cena), Dundee
  • Dove abbiamo dormito: Best Western Queens Hotel, Dundee
  • Costi della giornata: biglietti Blackness Castle (2 adulti – 13.35€), pernottamento a Dundee – colazione inclusa (92€), pranzo al sacco da Tesco e cena al McDaniel’s (64.53€). Totale: 169.88€.

Il terzo giorno ci siamo svegliati col pensiero di non fare neanche un minuto di ritardo, in ansia per il ritiro della nostra auto. Avevamo scelto una Opel Corsa (in Scozia Vauxhall Corsa) da ritirare alla sede Arnold Clark di Seafield. Alle 8:00 eravamo già fuori l’autonoleggio, praticamente gli unici per le strade di Edimburgo, e lì la sorpresa: dopo i dovuti controlli ci hanno consegnato una Vauxhall Mokka, un suv compatto che ci sembrava un’astronave e che per i primi dieci minuti ci ha estremamente preoccupato, in pensiero di avere qualche inconveniente con un’auto del genere e guidando, per di più, a sinistra.

Una Vauxall Mokka parcheggiata in concessionaria.
La nostra automobile a noleggio, divenuta nel corso del tragitto un po’ casa, un po’ appendi abiti, un po’ letto per il riposino ma soprattutto una grandiosa compagna di viaggio.

In realtà, a parte un piccolo problemino superfluo alla prima rotonda incontrata, la guida è stata semplice e piacevole. In pochi minuti di strada siamo arrivati a Cramond Beach, per iniziare il nostro viaggio on the road. Visitiamo la Cramond Island: un’isoletta a largo delle spiagge a nord di Edimburgo, collegata alla terraferma da una stradina lunga circa un chilometro che scompare e riappare a seconda della marea.

La passerella in cemento che compare sul mare con la bassa mare a Cramond Beach
Cramond Beach è famosa per il fenomeno delle maree. Con la bassa marea, l’acqua si ritira e compare una passerella in cemento che permette di raggiungere, in circa 20 minuti, la piccola isoletta al largo.
Il mare in secca affianco alla passerella di Crammond Beach.

Può capitare di arrivare all’isola a piedi e non poter più tornare indietro ed essere costretti a fermarsi in tenda. Quando siamo arrivati noi, un gruppo di musicisti aveva appena allestito un grazioso bivacco per passare la notte. Noi, invece, arrivati all’isola abbiamo fatto un giretto in spiaggia e fatto retrofront, notando già la differenza della marea. La seconda tappa del nostro viaggio ci ha portato al Blackness Castle, a Blackness, Falkirk: uno dei luoghi scelti per girare una scena iconica della serie tv Outlander, alcune inquadrature di “Maria, regina di Scozia” del 2018, e comparso in diversi altri film. Affaccia direttamente sul fiume Forth e la sua forma è quella di una nave; per questo è conosciuto come The Ship that Never Sailed, ovvero “la nave che non è mai salpata”.

Il cortile interno e la torre principale del Blackness Castle.
Il cortile interno del Blackness Castle, famoso per la scena della fustigazone di Jamie nella serie tv Outlander.
Il Blackness Castle visto dal ponte esterno.
Non è stato scelto a caso il suo soprannone. Dal ponte sul molo si scorge come, in effetti, il castello rassomigli molto una grandissima nave.

Il Blackness castle è particolarmente sfizioso poiché ogni sala ha un gioco derivante dalla tradizione medievale con cui è possibile sbizzarrirsi. Certo, non troverete certamente vere frecce, ma è simpatica l’idea di dare ai visitatori anche un’esperienza ludica. Breve tappa successiva al Midhope Castle, casa a torre del XVI secolo nei pressi di South Queensferry, per poi arrivare ad ammirare i tre mastodontici ponti sul Firth of Forth: il Queensferry Crossing, il Forth Road Bridge e il Forth Bridge.

Il Midhope Castle in Scozia.
Il Midhope Castle, anch’esso famoso per essere stato usato come location per Outlander.
Il Fort Bridge visto da South Quesnferry.
Il Forth Bridge viene ridipinto di continuo e il “ritocco” dura due anni, tanto che gli scozzesi ridono sul fatto che arrivati alla fine del ponte bisogna subito ricominciare a tinteggiare dall’altra parte. Un’altra triste notizia riguarda invece la sua costruzione, che causò 450 feriti e ben 98 morti.

Il Queensferry crossing è il ponte stradale praticabile inaugurato dalla regina Elisabetta II nel 2017, che è andato a sostituire il Forth Road Bridge, da tempo instabile e pericoloso, ancora percorribile ma con una serie di limitazioni. Possono passarci, infatti, solo bus, taxi, ciclisti e pedoni. Infine, il Forth Bridge è il meraviglioso e iconico ponte ferroviario rosso, costruito il 1890 e patrimonio dell’UNESCO dal 2015.

Passato il Forth ci siamo quindi diretti verso una delle nostre cittadine scozzesi preferite, già visitata durante il viaggio precedente: St Andrews, un gioiello del Fife.

Il castello di Saint Andrews visto dal mare.
Una piccola passerella in roccia sul mare conduce a un punto panoramico dal quale si gode di una vista stupenda sul castello di St. Andrews.

La cittadina universitaria è talmente bella e ricca di notizie e storie, nonostante i suoi soli sedicimila abitanti – di cui circa dodicimila studenti – che meriterebbe un discorso a parte. Intanto ci limitiamo a dire che è sede di una delle università più antiche di Scozia (1410-1413) e dai più considerata la migliore del Regno Unito. Non a caso, il principe William di Windsor ha studiato a St Andrews e lì ha conosciuto la consorte Kate; in città un piccolo cafè ricorda, con un’insegna, che quello fu il posto “Where Kat met Wills”. Imperdibili a St Andrews la cattedrale a cielo scoperto di san Mungo, la chiesa della SS Trinità, le rovine del castello medievale, il giardino botanico, l’abside ancora eretta del convento domenicano dei Blackfriars, il Royal Ancient Golf Club, dove viene disputato l’Open Championship, il più antico torneo di golf.

St Andrews è, infatti, la patria di questo sport e lo dimostra il fatto che i suoi campi da golf siano stati scelti come location dell’iconico film “Momenti di gloria“. I souvenir tipici sono palline da golf vere e proprie ma anche piccole bottiglie di whisky a forma di pallina o mazza. Le tre strade principali della cittadina sono ricche di negozietti particolari (tra cui una salumeria italiana dai prodotti di ottima qualità) e qui si trovano alcuni tra i ristorantini, locali e cafè tra i migliori da noi mai provati.

La cattedrale di Saint Andews.
I ruderi della cattedrale di San Mungo. Volendo è possibile salire sulla stretta torre campanaria da cui si gode di una vista stupenda sul mare.

La visita a St Andrews è stata breve ma intensa; subito dopo siamo ripartiti alla volta di Dundee, facendo pranzo al sacco procurato da Aldi. Ricordo l’emozione indescrivibile nel percorrere il Tay Bridge, un lunghissimo ponte sul fiume Tay che dona la visione di un panorama mozzafiato a chi lo percorre. Innanzitutto ci siamo recati alla Dundee Law, collina dalla quale è possibile godere di una vista mozzafiato sulla città e sul fiume.

Il ponte di Dundee e il Dundee Law visti dalla collina.
La collina del Dundee Law offre una vista mozzafiato sulla città sottostante.
Vist
Vista del Tay Bridge dal Dundee Law. Il tay Bridge venne costruito in sostituzione del primo ponte ferroviario che crollò scaraventando nelle nere acque del fiume un intero convoglio e causando 75 vittime nel 1879, fatto di cronaca nera ricordato come “Il disastro del Tay Bridge”; l’attuale ponte è invece sicuro.

La collina ospita il memoriale di guerra e quel giorno soffiava un vento fortissimo che ci rendeva difficile anche aprire le portiere della macchina. Siamo poi scesi verso la città per fare il check-in all’hotel. Per la tappa di Dundee, infatti, abbiamo scelto il Best Western Queens Hotel, in pieno centro città. Cena da McDaniel’s al 36 di Whitehall Cres, locale famoso per le ottime Scotch Pie (possiamo confermare, una delle migliori mangiate, dalla carne succulenta e dalla brisèe fragrante) e poi giro per la città: City square, Caird Hall, Desperate Dan Statue, St. Paul’s Cathedral, Hight Street e The Auld Tram.

Vediamo la McManus Dundee’s Art Gallery and Museum; purtroppo a quell’ora era praticamente tutto chiuso in città (passate le 17:00 non troverete attrazioni aperte in Scozia), ma il giro è comunque molto godibile e ci permette scoprire alcuni piccoli e pittoreschi angoli nascosti della città. Sazi e paghi dalla giornata, torniamo in hotel a rilassarci e a “ripassare il programma” per il giorno successivo.


La statua di Desperate Dan, famoso personaggio dei fumetti scozzesi.
The Auld Tram nel centro di Dundee.
Non fatevi ingannare dalle apparenze: The Auld Tram ospita un piccolo bistrot dai piatti raffinatissimi!
La McManus Dundee’s Art Gallery and Museum.

Giorno 4: Da Dundee a Perth (53 Km)


  • Fermate: Dundee – Scone Palace – Huntingtower Castle – Perth;
  • Cosa abbiamo visto: Dundee ( HMS Unicorn, Seaplane Mercury Commemoration, RRS Discovery, V&A), Perth ( Scone palace, Huntingtower Castle, Fair Maid’s House, Perth Playhouse, Perth Cathedral, St Ninian’s, Black Watch Castle & Museum, St. John Kirk, Rodney Gardens);
  • Dove abbiamo mangiato: The Fish and Chips Company, Perth;
  • Dove abbiamo dormito: No9 the guest house, Perth;
  • Costi della giornata: biglietti Huntingtower Castle (2 adulti – 13.35€), biglietti Scone Palace (2 adulti – 26,14€), pernottamento – colazione inclusa – (68€), pranzo al sacco e cena con fish and chips (22.85€). Totale: 130.34€.

All’alba del quarto giorno ci accingiamo a fare il check-out e lasciare il nostro Best Western, per dedicare la mattina a un’ultima visita alle attrazioni di Dundee. Ci dirigiamo alla HMS Unicorn, una fregata a vela della classe “Leida”, ora museo navale. Andiamo poi ad ammirare la RRS Discovery, un magnifico veliero varato nel 1901 e anch’esso ora sede museale.

Il veliero della HSS Unicorn e il V&A museum a Dundee.
Il veliero della RRS Discovery.

L’ultima visita a Dundee è dedicata al V&A, un museo del design e delle arti applicate che affaccia direttamente sul River Tay, uno dei principali centri culturali scozzesi, progettato da Kengo Kuma. Il museo presenta un’interessante sezione dedicata ai videogiochi e ai fumetti. Girovagando tra le mostre abbiamo scoperto The Illusionist, un appassionante film d’animazione di Sylvain Chomet ambientato in Scozia.

Il V&A a Dundee
Il museo V&A di Dundee.

Dopo aver fatto la spesa da Tesco per il pranzo al sacco, lasciamo la cittadina di Dundee per dirigerci verso una delle tappe intermedie del tour: lo Scone Palace, al villaggio di Scone considerato centro del potere dell’antica Alba, a pochi chilometri dalla cittadina di Perth.

Lo Scone Palace visto attraverso uno degli archi di ingresso.
Vista dello Scone Palace dal cancello d’ingresso al percorso pedonale tra i boschi attorno alla tenuta.

Scone è stato luogo – per secoli, probabilmente già dal IX – dell’incoronazione dei re di Scozia e sede della Stone of Scone, la “Pietra del Destino“. Era radicata la credenza secondo la quale i re scozzesi avessero diritto a regnare solo se incoronati a Scone, sulla Pietra del Destino. Lo Scone Palace, terminato nel 1808, è attualmente sede museale. Il giardino è ricco di sculture e ospita un vero e proprio labirinto, in cui giocare e perdersi, ritrovando altri avventurieri e soprattutto un numero veramente considerevole di pavoni: sia i classici cangianti blu che i pavoni alpini, di un bianco candido, che passeggiano serenamente tra i turisti. Di fronte al palazzo, inoltre, si trova una piccola abbazia dove originariamente aveva luogo l’incoronazione dei re. Robert the Bruce, uno dei più grandi re di Scozia, fu insignito dei suoi titoli proprio in quel luogo, nel 1306.

La piccola cappella vista dalle statue dei cervi allo Scone Palace.
La piccola abbazia dove anticamente avveniva l’inconorazione di re e regine.
La piccola cappella con la Stone of Scones, la pietra del destino, allo Scone Palace.
Una replica della Stone of Destiny, è gelosamente oggi custodita nel castello di Edimburgo. La pietra è protagonista di una storia divertente. A seguito del rifiuto da parte del governo inglese di riportare il parlamento in Scozia, nel 1950 uno studente attivista, Ian Hamilton, organizzò il furto della pietra, sottratta nel XIII secolo da Edoardo I d’Inghilterra e incastonata nel trono delle incoronazioni dei sovrani del Regno Unito. Ragruppa quindi 3 amici, tra cui un’ attivista, un forte bevitore e un ragazzo timido alla ricerca d’avventure. Arrivati a Londra, dopo una serie di fallimenti e bizzarri imprevisti, la notte della vigilia di Natale riescono a portare a compimento il furto. Mentre la loro impresa viene accolta in Scozia con un entusiasmo, Ian viene accusato a causa dell’orologio perso nel luogo del delitto. La Pietra viene recuperata dal campo dove l’avevano abbandonata, spaventati, per essere posta al suo posto a Scone, almeno fino alla prossima inconorazione.

Dopo esserci persi nel labirinto di Scone e aver rincorso i pavoni (M.), lasciamo il palazzo soddisfatti dalla visita e certi di aver collezionato altri bei ricordi. Dopo una piccola tappa all’Huntingtower Castle, arriviamo finalmente a Perth. Il castello venne costruito dal clan Ruthven risalente al XV secolo. Oggi è spoglio ma utilizzabile per celebrare matrimoni religiosi e civili. Durante la visita pensavamo di aver fatto uno spaventoso incontro non con il fantasma del castello, ma erano tre piccioni entrati di soppiatto dalle finestre della torre Ovest e pronti a dare battaglia per l’egemonia del castello.

L'Huntingtower Castle nel Pertshire visto dall'esterno.
L’Huntingtower Castle, uno dei castelli meglio conservati in Scozia.
La sala principale dell'Huntingtower Castle con le pareti in sasso e una scala sospesa ad attraversarla.

Quello che ricordo principalmente di Perth è che mi dava l’impressione di essere una città dorata (M.). Il riverbero del sole sui palazzi e sulle strade lucide e umide dalle piogge dei giorni precedenti dava vita a un alone luminoso che colorava d’oro gli alberi, le facciate delle case e delle chiese. Un altro ricordo legato a Perth è il silenzio: le pochissime persone per strada e i pub chiusi nel pigro pomeriggio di domenica contribuivano all’atmosfera un po’ surreale in cui era avvolta la città.

Perth vista da uno dei ponti sul fiume.
La pace di cui si gode su uno dei tanti ponti ad attraversare il fiume Tay rispecchia molto l’essenza di Perth, una cittadina tranquilla e riservata.

A Perth abbiamo visitato la Fair Maid’s House (sfortunatamente chiusa), poi girare per la Perth Playhouse e la Perth Cathedral, St Ninian’s.

La cattedrale di Perth
La cattedrale di St. Ninian’s a Perth.

Da lì ci siamo diretti al Black Watch Castle & Museum, che aveva chiuso poco prima. La tappa a Perth sarebbe potuta sembrare un fallimento, ma la cena ha salvato la situazione: un enorme filetto di haddock fritto accompagnato da patatine, scotch pie e spicy haggis al The Fish and Chips Company in Leonards Bridge. La quantità di cibo al prezzo super conveniente e la buona qualità hanno compensato i diversi chilometri percorsi a piedi per raggiungere il fast food.

La serata si è chiusa con una birra alla sede Brewdog di Perth, dove abbiamo bevuto delle birre corroboranti prima di tornare alla guest house selezionata: la No9 the guest house in Pitcullen Crescent. Stanze calde e confortevoli, letti singoli ma comodi, bagno privato con vasca, utilissima per un lavaggio rapido dei vestiti – bisogna sempre avere un po’ di fantasia e sfruttare le occasioni, nei viaggi on the road!

Giorno 5: Da Perth a Stonehaven (205 Km)


  • Fermate: Pitlochry – Balmoral Castle – Royal Lochnagar Distillery – Dunnottar Castle;
  • Cosa abbiamo visto: Braemar Castle, Pitlochry, Balmoral Castle, Royal Lochnagar Distillery, Dunnottar Castle, Dunnottar Woods, Stonehaven War Memorial, Covie;
  • Dove abbiamo mangiato: The Station Hotel and Restaurant (cena), Stonehaven;
  • Dove abbiamo dormito: The Belvedere Hotel, Stonehaven
  • Costi della giornata: tour Royal Lochnagar Distillery (2 adulti – 20.02€), pernottamento – colazione inclusa (68€), pranzo al sacco e cena al pub (47.45€). Totale: 135.47€.

Il risveglio a Perth ci accoglie con una deliziosa full Scottish breakfast. La No9 the guest house ha attive moltissime collaborazione con gli enti del turismo e i produttori locali. Tutto ciò che abbiamo gustato veniva dalle fattorie attorno a Perth e la marmellata d’arance, in particolar modo, era davvero squisita! A malincuore lasciamo le gentili attenzioni della proprietaria per rimetterci in marcia e puntare le ruote nella zona interna delle Highlands, in direzione del pittoresco villaggio di Pitlochry, fermandoci ad ammiare il Castello di Braemar lungo la strada.

Il castello di Braemar visto da lontano.
Il Braemar Castle nelle vicinanze di Pitlochry. Qui ogni anno, alla fine di Agosto, si svolgono i più famosi Highland Games di Scozia. Gli Higland Games sono un’antica tradizione scozzese che risale, all’incirca, al 1300. Durante gli Highland Games, che hanno luogo in location e periodi differenti, i clan di Scozia si riuniscono e si affrontano in antiche discipline folkloristiche. Queste includono: lancio del tronco, lancio del martello scozzese, lancio del peso, lancio del peso sopra la sbarra, lancio dei sacchi di grano, Maide Leisg (la tipica danza ballata solitamente dalle ragazze).

Pitlochry è una meta turistica molto popolare nel Regno Unito. La sua fama è dovuta a una visita della Regina Vittoria al vicino castello di Blair nel 1842. La sovrana se ne innamorò perdutamente tanto da richiedere di collegarla tramite la ferrovia, impresa conclusa nel 1863. Da allora turisti dall’intera Gran Bretagna raggiungono Pitlochry per soggiornarvi nei mesi estivi, attirati dai suoi splendidi cottage, i giardini dalle ricche decorazioni floreali, le distillerie di whisky e le moltissime escursioni rilassanti nelle vicine Highlands e attorno al Loch Faskally.

Pitlochry aveva colpito molto positivamente anche noi durante un viaggio passato, per questo decidiamo di fermarci anche solo per una breve passeggiata e per fare una veloce spesa al vicino Tesco.

Abbandoniamo la strada principale per un percorso più impervio a salire tra le colline, incontrando lungo la strada molte pecore e ginger cow intente a pascolare pigramente sui prati.

Un paesaggio delle verdi highland scozzesi.

La nostra seconda fermata è il Balmoral Castle, residenza estiva della famiglia reale. Sfortunatamente non siamo riusciti a visitarlo e nemmeno a scorgerne le alte torri nascoste dai boschi. Ebbene proprio quel giorno ospitava la Regina Elisabetta II e il consorte, che lo avevano raggiunto da qualche giorno per le vacanze abitudinarie. Abbiamo passeggiato attorno all’area per un po’ di tempo ma nessuno si è fatto vedere; per cui dobbiamo desistere per prendere parte al tour guidato con degustazione della Royal Lochnagar Distillery, la distilleria di whisky appartenente alla famiglia reale .

Royal Lochnagar Distillery in Scozia
La distilleria si trova praticamente all’interno della tenuta del castello di Balmoral, la residenza estiva della Regina Elisabetta II
Due distillatori di scotch whisky.
La catena di produzione ha due alambicchi e una distillazione particolarmente lenta che massimizza il reflusso del distillato.
Botti per il riposo dello scotch whisky alla Royal Lochnagar distillery in Scozia.
Il whisky di questa distilleria viene prodotto in botti utilizzate in precedenza per la produzione di bourbon e sherry. l whisky invecchiati in barili di bourbon sono più dorati e “freschi”, mentre quelli invecchiati nei barili di sherry sono più ambrati e liquorosi. All’apertura delle botti a fine invecchiamento, non è strano trovare una quantità di Scotch Whisky inferore a quella iniziale. Il Whisky evapora ogni anno il 2% del suo totale. Questa parte evaporata viene chiamata “Angel share”, “la parte degli angeli”, perché un tempo i monaci che distillavano il whisky credevano che gli angeli scendessero dal cielo per bersi un goccetto.
Un bicchiere di scotch della Royal Lochnagar distillery.
Al termine della visita è prevista una degustazione di single malt scotch whisky invecchiato 25 anni!

Il tour di un’ora ci ha portati alla conoscenza del whisky e della sua conservazione, con interessanti aneddoti riguardo il legno delle botti e il processo di produzione. Alla fine della visita assaggiamo un bicchierino del loro single malt (lo scotch e il bicchiere in omaggio sono inclusi nel prezzo) e ci rilassiamo nel giardino esterno, pranzando con dei panini preparati al volo.

Risaliti in auto lasciamo le Highlands e torniamo sul lato est della costa scozzese, per raggiungere il favoloso Dunnottar Castle, appollaiato su di un isola sferzata dall’oceano. Il parcheggio è piccolo, ma gratuito, e l’arrivo è molto agevole. L’ingresso costa 7 sterline e la biglietteria si trova all’ingresso del castello; è possibile noleggiare un’audioguida in italiano per avere notizie su ogni punto interesse del castello. Fate attenzione, nel caso di forte vento o avverse condizioni meteo, il castello potrebbe rimanere chiuso. Controllate sempre il sito web per sicurezza.

Ciò che rende il Dunnottar Castle tanto amato e ambito dai viaggiatori è la vista sensazionale che si gode nell’andare a visitarlo. Campi selvaggi e prati verdissimi, rallegrati dai colori variopinti dei fiori, scompaiono all’improvviso sulle alte costiere a picco sul minaccioso Mare del Nord. L’unica via d’accesso al castello è un sentiero che si snoda lungo gli speroni di roccia, con un lungo tratto in salita che termina al portone principale; oltre il quale lo scenario che si staglia di fronte gli occhi è straordinario: un largo cortile erboso circondato da torri, edifici, costruzioni e resti di ciò che rimane dell’antico castello, quasi più una cittadella medievale che un singolo palazzo, sullo sfondo del mare e del cielo di Scozia. Affacciandosi dalle strutture a strapiombo sul mare è possibile vedere meravigliosi scogli incontaminati, frequentati solo dagli uccelli marini che ivi nidificano.

La storia del Dunnottar Castle è lunga e travagliata, quindi la riassumeremo per sommi capi: le prime notizie del forte si hanno già dalla metà del VII secolo, ma i cenni più frequenti si ritrovano a partire dal XII secolo, quando Guglielmo I di Scozia, detto “il Leone”, lo scelse come sede di suoi affari. Nel 1296 il castello è conteso tra Edoardo I d’Inghilterra e William Wallace, l’eroe scozzese, che riuscì a sbaragliare le truppe inglesi dando fuoco a tutto il complesso. Solo alla fine del XIV secolo il castello venne ricostruito in pietra e diventò una delle fortezze più note e importanti di Scozia, rendendo la famiglia dei Keith (divenuti conti di Marischals) tra le più nobili del regno.

Tuttavia, due attacchi nemici nel 1652 e nel 1685 danneggiarono fortemente il castello e provocarono molti morti, e nel 1715, dopo la condanna per tradimento del decimo conte di Marischals, il castello fu ridotto in polvere. Il vecchio maniero è stato ricostruito solo nel 1925, ma attualmente il forte è quasi tutto in rovina. Ciò, tuttavia, non fa che aumentare e sottolineare il fascino di uno dei castelli più belli e scenografici di tutta la Scozia.

Il Dunnottar Castle sulla collina a ridosso del mare in Scozia.
Il meraviglioso Dunnottar Castle.
Il Dunnottar Castle visto dalle colline vicino al mare.
Il castello è famoso anche per la zona dove si trova, ricca di sentieri sulla costa e di strette insennature tra le rocce.
La costa e l'oceano visti dalla spiaggetta affianco al Dunnottar Castle
Volendo è possibile scendere alla piccola spiaggia al di sotto del castello.

Dopo aver visitato ogni angolo del maestoso e magnifico castello, ci rimettiamo in auto e ci dirigiamo al Dunnottar Woods, un bosco magico, dove ci aspettavamo come minimo Robin Hood in calzamaglia rapinare i ricchi per sfamare i poveri. Il bosco è ben tenuto, tranquillo, ci sono diversi percorsi da seguire divisi per colore (rosso, giallo) a seconda della lunghezza. Noi abbiamo fatto il percorso giallo, che durava circa un’oretta, seguendo il rosso avremmo passeggiato per quasi due ore.

Una casetta per gnomi abbozzata sul tronco di un albero nel Dunnottar Woods.
Alcuni dei locali hanno pensato bene di rendere l’atmosfera ancora più magica arricchendo il bosco di piccole casette per gnomi ricavate dai ceppi degli alberi.

I parcheggi accanto al bosco sono gratuiti e dislocati sia ai due ingressi principali, sia nelle vicinanze per permettere di entrare tranquillamente nella natura. All’interno del bosco è possibile trovare alcune costruzioni e reperti, tra cui il Lady Kennedy’s Bath. Si tratta di una piscina in pietra, di forma ovale, con due sbocchi per l’ingresso e l’uscita dell’acqua che arriva direttamente da un ruscello, tutto ciò che resta dell’antico “bagno” della Laird della zona.

Una capanna in mattoni che si possono trovare lungo il percorso del Dunnottar Woods in Scozia.
Il Lady Kennedy’s Bath.

Dal Dunnottar woods ci spostiamo a Stonehaven, dove alloggiamo al The Belvedere Hotel al 41 di Evan Street. Si tratta di un posticino tranquillo, frequentato principalmente da over 70, tutti seduti al bar per bere una pinta come aperitivo. Abbiamo avuto una stanza doppia, al terzo piano senza ascensore – nei b&b, guest house o hotel più datati in Regno Unito è assai difficile trovare un ascensore – con bagno in comune con un’altra stanza. A quel punto manca solo la cena: la nostra prenotazione era al The Station Hotel and Restaurant , dove mangiamo un’ottima Steak pie con la carne cotta nella Guinnes e uno dei panini “gourmet” dello chef.

Dopo cena, saliamo sulla collina di Stonehaven per visitare il War Memorial, monumento storico dedicato a tutti gli scozzesi che hanno perso la vita combattendo la guerra via mare.

Il monumento alla guerra di Stoneheaven al tramonto.
Dalla collina del War Memorial è possibile vedere tutta la città e perfino il Dunnottar Castle; attenzione ai moscerini! La zona ne è piena ed è consigliabile avere un antianzare. La collina è piena anche di conigli che spuntano dalle buche più improbabili.

Stonehaven è una cittadina di mare, dotata di un porticciolo, vive principalmente di pesca e turismo; piccola ma ben fornita di negozi e attività. Dal centro cittadino è possibile raggiungere una piccola area lungo la costa, ex villaggio di pescatori e ora zona residenziale e turistica, Cowie. Cowie un tempo aveva anche il suo castello (il Cowie Castle) e la sua cattedrale (la Chapel of St Mary and St Nathalan), ora entrambi in rovina. Noi ci siamo arrivati di notte e abbiamo fatto un rilassante giro lungo la baia, ammirando le casette un tempo dei pescatori, ora decisamente moderne ma curiosissime, decorate e colorate.

La spiaggia di Stoneheaven al tramonto.
La baia di Stonehaven e del villaggio di Cowie, luoghi tranquilli e ideali per la villeggiatura estiva.

Giorno 6: Da Stonehaven ad Aberdeen (35 Km)


  • Fermate: Old Aberdeen – Aberdeen;
  • Cosa abbiamo visto: University e King’s College of Aberdeen, Powis Gate, giardini e Cattedrale di San Macario, Brig o’Balgownie, Duke of Gordon, Union Terrace Gardens, Kirk of St Nicholas, Provost Skene’s House, Mercat Cross, Toolboth, St Andrews Cathedral, Marischal College, Footdee.
  • Dove abbiamo mangiato: Brig O’ Don, Old Aberdeen;
  • Dove abbiamo dormito: Lochnagar Guest House, Aberdeen;
  • Costi della giornata: biglietti Dunnottar Castle (2 adulti – 15€), pernottamento – colazione inclusa (45€), pranzo al pub, cena al sacco (59€). Totale: 119€.

Dopo la notte corroborante al The Belvedere Hotel ci siamo messi in macchina per raggiungere Aberdeen; città al terzo posto tra le più popolose della Scozia, è soprannominata “Città d’Argento“. Il nome le si addice pienamente, perché il colore dei palazzi e delle strade illumina l’atmosfera con una brillante luce argentea. Sede di ben due università, è ancora fortemente sentita architettonicamente la divisione tra la “Old Aberdeen“, dove si trova l’University e King’s College, e la New Aberdeen, che affaccia sul fiume Dee; dove ancora oggi si può godere di una passeggiata lungo l’antico villaggio dei pescatori di Footdee (conosciuto anche come Fittie), dal nome “Foot of the Dee“, ovvero estremità del Dee.

Il cortile esterno del palazzo dell'Università di Aberdeen con la facciata del palazzo.
Il cortile esterno del palazzo dell’Università di Aberdeen, tra le 300 migliori istituzioni accademiche al mondo.
Il simbolo dell'Università di Aberdeen.
Il simbolo dell’Università di Aberdeen.
La biblioteca dell'Università di Aberdeen.
La biblioteca dell’Università di Aberdeen.

La mattina è stata dedicata all’esplorazione di Old Aberdeen: l’Università e il King’s College, i giardini le Powis Gate, due piccoli torri che sormontano l’ingresso della Powis House, una zona del college; ci rechiamo poi alla cattedrale di San Macario con l’annesso tipico cimitero.

Il Powis Gate di Aberdeen.
Il Powis Gate.
La cattedrale di Old Aberdeen e il suo cimitero.
La cattedrale di San Macario e il suo cimitero.

Dalla cattedrale una passeggiata nella natura ci ha portato sul Brig ‘o Balgownie, il più antico ponte della Scozia ancora esistente, costruito nel XIII secolo; attorno al ponte in pietra una serie di cottage in pietra e legno decorati da innumerevoli fiori e piante rendono il luogo un piccolo angolo magico e colorato.

Il pranzo ci ha visti da Brig O’Don, in King Street: il locale è molto ampio, buona scelta di piatti e diverse offerte di birre, a un prezzo nella media. Ad Aberdeen abbiamo soggiornato da Lochnagar Guest House, in Affleck Street, ben collegata al centro della città. La guest house era nuovissima, comoda e luminosa, gestita da un proprietario molto gentile e disponibile; il bagno era in comune ma pulitissimo e nella stanza era presente un lavandino d’emergenza. Pur non essendo dotata di cucina, al piano superiore della casa una piccola parete attrezzata consentiva di prepararsi una più che dignitosa colazione con caffè, tè, pane, marmellate e miele di diverso tipo, latte fresco e cereali confezionati in igieniche buste monoporzione.

Dedichiamo il pomeriggio alla visita di New Aberdeen; il riverbero d’argento della città è uno dei ricordi più fulgidi che ho di quel giorno, che la rendeva ai miei occhi un luogo quasi fiabesco, impressione supportata dalle architetture neogotiche svettanti verso il cielo (M.).

La piazza principale di Toolboth nella New Aberdeen.
The Salvation Army e la Mercat Cross, Aberdeen.

Le tappe sono state diverse: la Duke of Gordon, gli Union Terrace Gardens, Kirk of St Nicholas, passando poi per Union Street, la strada principale, visitando brevemente la Provost Skene’s House, fino a Mercat Cross e Toolboth. Da lì la strada ci ha portato alla St Andrews Cathedral e al Marischal College.

Aberdeen main palace.

Quel giorno abbiamo macinato diversi chilometri a piedi, arrivando all’Aberdeen Maritime Museum (purtroppo in orario di chiusura) e virando verso Footdee, il villaggio dei pescatori. Di Footdeee conserviamo un bellissimo ricordo (nonostante il dolore ai piedi): casette bianche e blu, fiori e giardinetti, tricicli lasciati tranquillamente per strada, lenzuola candide stese ad asciugare alle finestre, il venticello che sussurrava parole portate da lontano.

Il villaggio di pescatori di Footdee a Inverness con le basse casupole dalle porte colorate.
Il pittoresco villaggio di pescatori di Footdee, vicino alla foce del fiume Dee.

Più che distrutti siamo tornati verso la guesthouse, per rifocillarci con un assolutamente non-tipico barattolo di noodles istantanei e una confezione di scotch eggs, che in realtà sono consumate dagli scozzesi prevalentemente per smaltire una sbornia… ma che hanno comunque il loro fascino culinario.

Giorno 7: Da Aberdeen a Inverness (221 Km)


  • Fermate: Fyvie Castle – Portcknockie – Elgin – Lossiemouth – Nairn – Culloden Battlefiel;
  • Cosa abbiamo visto: Fyvie Castle, Portkcnockie e Bow Fiddle Rock, Elgin (Chiesa della Santa Trinità fuori di Elgin, High Street, St.Giles’ Church, Elgin Museum, Johnston of Elgin), Lossiemouth, Nairn, Culloden Battlefield, Inverness;
  • Dove abbiamo mangiato: The Castle Tavern;
  • Dove abbiamo dormito: Highlander b&b (ha chiuso definitivamente);
  • Costi della giornata: biglietti Cattedrale di Elgin (2 adulti – 20.02€), biglietti museo del Culloden Battlefield (2 adulti – 25€), pernottamento (2 notti – 102€), pranzo al sacco e cena al pub (50,2 €). Totale: 197.22€.

Il quinto giorno su strada è anche uno di quelli più dispendiosi della quantità dei chilometri che dobbiamo percorrere su strada, per questo motivo ci concediamo una veloce colazione prima di rimetterci in auto. Scopo di questo nuovo giorno di viaggio è quello di dedicarci alla visita della regione dei Grampiani, la zona a nord-est del paese.

La costa a nord del paese nasconde moltissimile bellezze naturali. Tra le alte scogliere frastagliate si aprono spesso villaggi portuali dal fascino ricercato, molti dei quali convertiti in luoghi di villeggiatura.

Nello spostarci prendiamo la A96 in direzione Inverness, deviando verso il Castello di Fyvie.

Il castello di Fyvie è molto conosciuto in Scozia per la sua conservazione e meravigliosa bellezza. Ad accrescere la sua fama sono le molte storie di fantasmi che ne perdevano le ale del castello. In particolar modo, si racconta come durante una ristrutturazione, nel 1920, venne scoperto il cadavere di una donna. Il proprietario decise di farlo seppellire nel vicino cimitero, ma dal quel momento nel palazzo iniziarono a manifestarsi rumori e accadimenti inspiegabili. Temendo di aver offeso la defunta, il laird deciso di riesumare lo scheletro e di riporlo in una stanza del castello, segreta, dove si dice l’anima in pena rimanga ancora sigillata.

Costruito nel 1211 per volere di Guglielo il Leone, ha ospitato negli anni figure impotanti come Robert Burce e Carlo I. Il castello è famoso per la sua enorme tenuta, comprensiva di un lago e di un favoloso giardino, al cui interno ogni Agosto viene celebrato il festival musicale Fyvie live.

Sfortunatamente arriviamo molto presto al castello e lo troviamo ancora chiuso, per cui non abbiamo modo di verificare i molto racconti di fantasmi che lo infestano. Ci prendiamo qualche minuto per passeggiare nel giardino prima di risalire in auto e imboccare la strada che ci porta al primo villaggio di pescatori della giornata, Portknockie.

Quest’area ospita tantissimi villaggi dal fascino intramontabile, caratterizzati dai bassi cottage in pietra bianca e calce e da spiagge dalla sabbia finissima e candida. Tra le tante cittadine di porto consiglio Crovie, famosissima per la sua conformazione – poche case in fila su di una strada strettissima sull’oceano -; e Cullen, rinomata per avere dato i natali alla buonissima zuppa Cullen Skink e per l’imponente acquedotto romano a fare ombra sulle piccole casupole sulla costa.

Sfortunatamente il tempo è tiranno, motivo per cui ci accontentiamo di attraversare in auto la zona per spostarci a Portknockie; un pittoresco agglomerato di cottage colorati famoso per la Bow Fiddle Rock, un’arco naturale nel mezzo del mare del nord raggiungibile a piedi seguendo una breve passeggiata sulla costa.

La Bow fiddle rock a Portknockie.
La Bow fiddle rock a Portknockie si raggiunge seguendo un breve sentiero sulla costa, fate attenzione a non sporgervi dalla scogliera!
La Bow fiddle rock a Portknockie, una roccia molto suggestiva sul mare.
La roccia si può raggiungere a piedi saltellando tra le basse rocce a pelo dell’acqua. Nel visitarlo abbiamo trovato un pescatore intento a raccogliere i frutti di mare dagli scogli.

A seguito di una breve sosta per svegliarci con una buona dose di caffeina ci spostiamo a Elgin, cittadina famosa per la produzione di whisky (caratterizzata nella qualità Spyside) nonchè capoluogo dell’area del Moray. Ad Elgin visitiano le rovine dello Spynie Palace e la Lady Hill, la collina dove si trovano i resti del castello antico, distrutto dalle truppe inglesi perchè divenuto centro nevralgico della ribellione giacobita del XVIII secolo. Ciò che ci porta a Elgin sono però i resti dell’antica cattedrale vescovile.

Il cortile interno della cattedrale di Elgin in Scozia.

La Chiesa della Santa Trinità fuori di Elgin sorge come una semplice chiesa a croce, largamente ampliata a seguito di un incendio del 1270. L’edificio venne più volte saccheggiata nel corso dei secoli fino ad essere spogliata quasi completamente nel 1567. A seguito del crollo della navata principale nel 1630 venne quasi completamente abbandonata e le sue pietre riciclate come materiale di costruzione.

Fabio guarda i ruderei della cattedrale di Elgin dal centro del salone principale senza copertura.
Della cattedrale rimane poco. La maggior parte delle rovine sono a cielo aperto, ma per pochi pound è possibile salire nelle due torri campanarie. Consigliamo di farlo, all’interno si trovano piccole esibizioni che raccontano la storia della zona.

La sua mole e le molte candele che la illuminavano nei tempi d’oro le avevano attributo il nome di “lanterna del Nord“, perchè poteva essere avvistata anche da grandi distanze. Nonostante venne lasciata in rovina conserva ancora un fascino e uno splendore antico, curato ancora oggi dalla Historic Scotland.

Il cortile interno della cattedrale di Elgin in Scozia.

Il centro di Elgin è piccolino ma molto graziosi, arricchito da negozi e ristoranti di ogni tipo. Entusiasti dalla bella giornata e dal sole caldo passeggiamo su High Street, dove scopriamo una bellissima perla nella St.Giles’ Church, costruita in stile tempio romano nel 1827. Nel passeggiare ci perdiamo ad esplorare i molti second hand shops, i negozi di prodotti usati molto diffusi nel Regno Unito.

Nei dintorni si trovano anche l’Elgin Musuem, il più antico museo indipendente di Scozia e Johnston of Elgin, pionieri nella lavorazione del cashmere. Qui potete prendere parte gratuitamente ai tour guidati, oltre che acquistare le loro mercie pregiate presso il negozio dello stabilimento.

Dopo esserci rifocillati da Aldi riprendiamo il nostro viaggio verso Lossiemouth, una cittadina di mare nata con l’intento di fornire un porto alla vicina Elgin. Il centro di Lossiemouth è particolarmente spoglio e anonimo per cui ci dirigiamo direttamente alla zona portuale, dove si trovano due grandi spiagge: la East Beach e la West Beach. Ci sediamo in direzione della East Beach su una delle molte panchine a gustare il nostro pranzo, osservando i surfisti cavalcare le onde e deliziati dallo stridio dei gabbiani e dal viavai delle persone sul lungomare contoranto di gelaterie, bakery shops e qualche ristorantino.

Losiemouth bridge at west beach.
La Easth Coast di Lossiemouth e il suo famoso ponte.

Terminato il pranzo cerchiamo di attraversare il bellissimo ponte di legno sul fiume Lossie ma lo troviamo sfortunatamente chiuso. Il vecchio ponte, costruito nel 1918, è ormai decadente e solo recentemente il governo scozzese si è accollato la spesa per la sua ristrutturazione. Sfortunatamente, la passerella è anche l’unico punto di accesso alla East Beach, mentra potete raggiungere la West Beach proseguendo la passeggiata lungo Shore Street e sul Morayshire Coastal Path.

Con l’intendo di fare un bagno nel Mare del Nord ci dirigiamo verso Nairn, un’antico porto di pesca convertito in una tranquilla e rispettabile località balneare con molti bar e siti di villeggiatura. Nairn è famosa per le sue spiagge bianche, che si estendono a perdita d’occhio, e per il suo clima mite. Sembra sia difatti la città più soleggita di Scozia!

La spiaggia di Nairn in Scozia.
Una delle due lunghe spiagge di Nairn. Sfortunatamente aveva iniziato a piovere per cui non ci siamo fermati a lungo per visitare la zona.

Nel mese di Agosto ospita molti musicisti rinomati da tutto il mondo che la raggiungono per prendere parte al Festival Internazionale di Jazz.

Nonostante la sua prestigiosa nomea, sembra che il meteo voglia giocarci un brutto scherzo e comincia a piovere. Per questo motivo il nostro bagno è rimandato a tempi migliori e ci spostiamo al Culloden Battlefield, il sito storico eretto in ricordo dei tragigi avenimenti che hanno sancito la fine della rivolta giacobite.

La battaglia di Culloden fu combattuta il 16 aprile 1746, lì dove ora sorge il sito storico, tra gli scozzesi di Carlo Edoardo Stuart (detto il “Giovane Pretendente”) e gli inglesi di Guglielmo Augusto di Hannover, Duca di Cumberland (ma soprannominato “Billy il macellaio” per le efferatezze compiute verso gli scozzesi), figlio di re Giorgio II. Purtroppo la battaglia fu decisamente impari: gli scozzesi erano inferiori per numero e usarono armi e strategie medievali decisamente inefficaci. Lo scontro terminò con una disastrosa sconfitta e una penosa carneficina delle truppe bianco azzurre.

A peggiorare le cose, il terreno su cui si combattè era paludoso e ricco di acquitrini ben nascosti dai cespugli di edera; inoltre, il Principe Carlo, che si trovava distante dalla prima linea, non si accorse neppure di tutte le vittime che l’esercito inglese stava mietendo tra i suoi soldati e diede il segnale d’attacco solo dopo un’ora dall’inizio della battaglia. Per di più, il clan dei McDonald si rifiutò di combattere poiché era stato posizionato sul fianco sinistro dell’armata, cosa che fu percepita come un’offesa e un disonore. Insomma, per il Duca di Cumberland schiacciare gli scozzesi fu facile e veloce: in poco più di un’ora gli inglesi uccisero più di 1250 giacobiti, e ferirono altrettanti e ne imprigionarono circa cinquecento.

La battaglia sfociò in massacro e fu così impari che nessun reggimento inglese, attualmente, porta gli “onori” della Culloden Battle. Non ci dilungheremo oltre sulla storia e sugli artefatti che portarono alla battaglia: tutto ciò che vogliamo ricordare è il silenzio pensoso e doloroso che aleggia nel campo, il rispetto verso quelle vite massacrate, che desideravano solo portare avanti il sogno dell’indipendenza scozzese dopo anni di sottomissione inglese; le pietre scolpite riportanti i nomi dei clan distrutti e dei loro morti; i cespugli di edera rosa, viola e lilla che crescono sui sacrifici della Scozia.

Il Leanach Cottage al Culloden Battlefield.
L’Old Leanach Cottage al Culloden Battlefield è l’unico edficio sopravvissuto alla battaglia di Culloden del 1746.
Un monumento in roccia al Culloden Battlefield in Scozia.
La roccia in onore del Clan Fraser al Culloden Battlefield in Scozia
Lungo i percorsi nel Culldon Battlefield si trovano molte rocce commemorative, ognuna dedicata a un clan che ha preso parte al conflitto.

Sfortunatamente il sole scende sui campi di Culloden, per cui dobbiamo rimandare (al prossimo viaggio in Scozia) la visita a Fort George, la mastodontica fortezza militare costruita sul mare del nord per ordine della corona britannica in modo da prevenire ulteriori rivolte da parte del popolo scozzese.

La tappa per la notte è Inverness, conosciuta come “la capitale delle Highlands” per via della magnifica presenza e la posizione di potere che ha sempre ricoperto sulle terre alte di Scozia. Raggiungiamo il centro con le ultime luci del giorno e ci fermiamo per una cena a base di cullen skink e balmoral chicken al The Castle Tavern, il più rinomato pub di Inverness con una fantastica balconata a vista sul castello e sul fiume Ness.

Giorno 8: Visita a Inverness


  • Fermate: Inverness;
  • Cosa abbiamo visto: castello di Inverness e torre panoramica, Bank Street, Old Church, Victorian Market, Leakey’s, Gaelich Church, Inverness Museum and Art Gallery, Cattedrale di Inverness, Ness Islands;
  • Dove abbiamo mangiato: Hootananny (pranzo), Inverness;
  • Dove abbiamo dormito: Highlander b&b (ha chiuso definitivamente);
  • Costi della giornata: biglietto torre del castello di Inverness (11.12€), pranzo al pub, cena al sacco (54.58€). Totale: 65.7€.

L’airbnb prenotato lasciava un po’ a desiderare, tra sporcizia, ospite inquietante e dall’odore non proprio apprezzabile, cibo per la colazione scaduto. In realtà, l’esperienza ci ha fatto fare molte risate e scatenato una serie di battute comiche ripetute per tutto il resto del viaggio, dopo i primi imbarazzi. La cosa più importante nei viaggi, soprattutto nei road trip, è saper prendere con filosofia anche questi piccoli inconvenienti.

In compenso, Inverness ci ha ripagato di tutto: la capitale delle Highlands è una cittadina meravigliosa, una piccola Edimburgo del Nord per la conformazione, ma con tradizioni e radici totalmente proprie. La prima tappa è stata il castello: eretto a picco sul fiume Ness, l’edificio attuale risale all’Ottocento. Il castello non è visitabile, ma è possibile salire sulla torre panoramica dalla quale si ammira tutta la città e lo spettacolare Ness con le sue piccole isole artificiali collegate da ponticelli pedonali, le Ness Island.

Il castello di Inverness visto dal fiume Ness.
Il castello di Inverness visto dal ponte pedonale sul fiume Ness.
Inverness Castle seen through a statue Inverness
La statua di Flora McDonald al castello di Inverness, famosa per essere stata un’eroina giacobita e aver contribuito alla fuga di Principe Charles a seguito della sconfitta a Culloden.
Vista del fiume Ness e di inverness dalla torre del castello.
Vista di Inverness dalla torre sul castello.
La città di Inverness e il fiume Ness visti dalla torre del castello.

Alla torre panoramica è seguito un giro per la cittadina, piccola e compatta, a misura d’uomo: Bank Street, Old Church, giretto per le stradine limitrofe alla ricerca di Second Hands Shop, facendo una capatina anche al Victorian Market: un piccolo mercato coperto di fine Ottocento, allestito all’interno di un edificio dagli interni bianchi e rossi, composto da una trentina di negozi di diverso genere, come cibo ma anche argento sterling e souvenir.

Inverness main market hall
Il meraviglioso Victorian Market, una vera e propria cittadina coperta nel centro di Inverness.

Molti dei negozi, tuttavia, erano chiusi e pare fosse normale; comunque, vale la pena darci un’occhiata. A pranzo ci aspettava una prenotazione da Hootananny: classico pub scozzese dal cameriere gentile e affabile, in cui abbiamo pranzato divinamente con un’ottima scotch pie di cervo. Lì abbiamo assaggiato una varietà di gin al rabarbaro eccezionale, tanto da averla ricomprata successivamente.

Dopo il pranzo siamo corsi alla recarsi da Leakey’s, libreria che offre libri usati di qualsiasi genere, epoca e provenienza.

The old library of Inverness full of books
Leaky’s è un vero e proprio labirinto di libri, un paradiso per gli amanti della lettura. I volumi sono così tanti che una sola visita non basta per potere girare questa libreria nel completo.
La Gaelich Church di Inverness e il suo cimitero.
La Gaelich Church di Inverness con il suo piccolo cimitero.

Un tempo la libreria era una chiesa, la Gaelic Church, sulle cui pareti esterne è ancora possibile vedere i fori di proiettile che uccisero i soldati delle truppe giacobite nella rivolta del XVIII secolo.

Ci siamo recati poi anche all’Inverness Museum and Art Gallery, il cui ingresso è gratuito: si tratta di un piccolo museo di storia delle Highlands, dei giacobiti e di arte contemporanea disposto su diversi piani. Storia naturale e geologica del territorio, ricostruzione degli avvenimenti principali dell’Highlands Council e ritratti originali dei membri della famiglia Stuart: al piccolo museo di Inverness è possibile trovare proprio di tutto.

Gli interni della cattedrale di Inverness.
L’interno della Cattedrale di Inverness.

Attraversato il Ness Bridge, abbiamo quindi visitato le Ness Island: sono, le isolette, dei veri e propri paradisi naturali dove passeggiare e trovare ogni tanto dei tronchi d’albero intagliati per riposare corpo e anima. Particolarmente degno di nota è il ponte sospeso in ferro battuto denominato “Ladies Walk“. Attraversarlo, magari saltando e correndo, percependo vibrazioni e movimenti del ponte, è un’avventura indimenticabile.

Il ponte di accesso alle Ness Islands di Inverness.
Il ponte denominato “Ladies’ Walk”.
Il fiume Ness dalle Ness Islands di Inverness.
La vista dello scuro fiume Ness da uno dei tantissimi ponti che collega le tranquille Ness Islands.

Ci sarà l’aurora boreale questa notte?

Giorno 9: Da Inverness ad Applecross (185 Km)


  • Fermate: Urquarth Castle – Loch Ness – Torridon -Applecross;
  • Cosa abbiamo visto: Urquart Castle, lago di Loch Ness, Torridon, Deer Enclosure and Museum, Applecross;
  • Dove abbiamo mangiato: Applecross Inn, Applecross;
  • Dove abbiamo dormito: Applecross Campsite, Applecross;
  • Costi della giornata: biglietti Urquarth Castle (2 adulti – 26.7€), pernottamento (50€), pranzo al sacco e cena al pub (63.4€). Totale: 140.1€.

Al mattino ci alziamo di buon’ora, desiderosi di lasciarci alle spalle la terribile esperienza vissuta in quella guesthouse. Con grande malincuore salutiamo un’ultima volta Inverness con una spesa veloce per il pranzo per seguire il fiume Ness a ritroso lungo la strada che serpenteggia tra i colli. In poco tempo sbuca alla vista l’oscuro lago nero, il bacino d’acqua più famoso di Scozia, il luogo dove si vocifera si nasconda un terribile mostro dalle fattezze sconosciute: Loch Ness.

Attorno alla figura di Nessie è stato costruito un vero e proprio centro turistico, il Loch Ness Centre & Exhibition, che, assieme a molti negozi e ristoranti, accoglie un centro che racconta la storia del Loch Ness dall’era glaciale ai nostri giorni con ricostruzioni ed effetti speciali.

Per nulla impressionati da quest’attrazione molto turistica risaliamo velocemente in auto, passiamo il monumento a Nessie (sul lato destro della strada) per raggiungere il parcheggio dell’Urquart Castle, costruito a ridosso del lago.

Le rovine del castello di Urquarth sul lago Loch Ness in Scozia.
L’Urquarth Castle sul Loch Ness.

L’Urquarth Castle fu eretto vicino il villaggio di Drumnadrochit, in un’epoca non ben specificata; alcuni documenti stabiliscono comunque che la fortificazione era già esistente nel XIII secolo. Attualmente il castello è di proprietà ed è gestito da Historic Scotland, sul cui sito web potrete trovare ogni informazione riguardante orari, ingressi e aggiornamenti su aperture e chiusure causa covid. L’Urquart Castle è uno dei castelli più estesi di Scozia; una serie di fortificazioni e recinti lo rendevano protetto e sicuro contro i nemici. La maggior parte degli edifici si trovano all’interno del recinto settentrionale, mentre il recinto meridionale preserva ancora oggi i resti più antichi del castello.

Le rovine del castello di Urquart sul Loch Ness in Scozia.

Poco dopo le 12 ripartiamo dall’Urquart Castle per dirigerci verso i fiordi occidentali della Scozia, nella regione del Wester Ross, verso il paesino costiero di Torridon. La strada per arrivarci si snoda attraverso una meravigliosa valle glaciale scozzese (glen) e il viaggio in auto offre scorci di una desolazione romantica e poetica. Le isolette nei numerosi laghi presentano tutte una folta vegetazione e sono presenti tantissimi Caledonian Pine, l’albero nativo della Scozia. Il Loch Mareee è l’unico lago del Regno Unito ad avere al suo interno un’isola che, a sua volta, contiene un lago con un’isoletta! Le strade sono talmente strette che pur essendo a due sensi, presentano un’unica corsia e dei continui passing place.

La valle di Torridon tra due alte montagne e la visuale del fiordo sul mare in fondo.
Vista della valle d’ingresso a Torridon dal Glen Docherty Viewpoint.
Un cervo selvatico in un parcheggio sulle Highland scozzesi.
Poco prima di arrivare a Torridon, al Liathach Parking lungo la strada, abbiamo incontrato un cervo alla stato brado. Si vedeva come fosse abituato alla presenza degli escursionisti, difatti si è avvicinato a noi senza timore.
Una ragazza accarezza un cervo attraverso una rete nel parco naturale di Torridon in Scozia
Al Deer Enclosure and Museum abbiamo fatto conoscenza con molti cervi che si sono mangiati gran parte della nostra insalata per i panini del pranzo.
Due cervi su di un prato verde a Torridon.

Il villaggio di Torridon è un minuscolo agglomerato di case colorate, un pub, un cafè, un b&b e un ostello della gioventù; in una zona defilata del paese ci sono dei bagni pubblici all’aperto, puliti e ben tenuti, dove è possibile anche fare una doccia. Sulle spiagge di Torridon si possono vedere orme di cervi liberi; il posto è tranquillo e rilassante, ideale per consumare un pasto anche da asporto seduti sul pontile del piccolo porticciolo.

Partiamo poi da Torridon per prendere la North Coast 500, accompagnati da tante pecore e ginger cow, e vedere così alcuni tra i più indimenticabili paesaggi mai ammirati nelle nostre vite: quelli dei fiordi scozzesi, di Shieldaig e Applecross, con scorci dell’isola di Skye.

Mare scuro con alghe e un villaggio attaccato a una montagna.
Il piccolo villaggio di Torridon visto dalle acque scure della sua baia.
Il fiordo di Torridon
Il fiordo di Torridon visto dall'alto.
Il fiordo di Torridon visto da uno dei viewpoint sulla North Coast 500.
Una Ginger Cow stesa sul prato.
Proprio da uno dei viewpoint sulla baia di Torridon avevamo incontrato lei, con tante altre amiche, rilassate a prendere il sole sull’erba.

La strada che da Shieldaig porta ad Applecross è uno spettacolo imperdibile: chilometri e chilometri lungo una strada di una corsia, deserta, inerpicata tra le Highlands, con scorci spettacolari, un fortissimo vento che scuote la macchina, strapiombi, rocce, la sensazione di ritrovarsi in cima alle montagne scozzesi con una vista tutt’intorno a 360°. Di paesi o villaggi neanche l’ombra… ogni tanto qualche casa solitaria si erge in lontananza, sempre bianca, dal tetto colorato, immersa nel verde. È la pace più totale.

Arriviamo ad Applecross, il quale è un piccolo gioiello: un villaggio composto da un’unica strada principale (infatti gli abitanti, circa 250, la chiamano “The Street”) dove affacciano delle piccole case bianche e i pochi ma essenziali servizi. Una locanda (”The Applecross inn”), un minuscolo ufficio postale, una tea room molto moderna, inaugurata da poco, un piccolo negozio che vende un po’ di tutto e una microscopica pompa di benzina: tutto il necessario per passare qualche giorno nel verde di Applecross!

La stradina di Applecross con poche case in riva al mare
Applecross si sviluppa su di una stretta stradina con poche case che danno direttamente sulla baia.

Noi, purtroppo, ci siamo fermati solo una notte e abbiamo alloggiato all’ “Applecross Camp Site”: un organizzatissimo gampling lievemente rialzato sulla collina retrostante il villaggio, le cui strutture sono casette di legno (o bungalow più grandi) con piazzole da fittare anche alle tende o ai camper. I complessi dei bagni sono due, all’ingresso e al centro del campeggio (i più nuovi e moderni); i gestori sono gentilissimi e ci prestano subito dei sacchi a pelo, avvertendoci che la notte scozzese, pur essendo in agosto, è decisamente gelida.

Una capanna di legno con una ragazza all'ingresso in un gampling in Scozia.
La piccola capanna in legno dove abbiamo passato la notte ad Applecross.
Un albero a fianco della foce di un fiume nel mare di Applecross.
Applecross è davvero un luogo remoto e rilassante, dove l’unico suono che si sente è quello della natura, frammentato ogni tanto dal passaggio di un auto.

Dopo aver sistemato tutto, siamo scesi a piedi lungo un viottolo pedonale per raggiungere il “The Applecross Inn”. Qui gustiamo un’ottima Cullen Skink e un granchio ripieno: la zona è famosa per i piatti di pesce di qualità.

Dopo aver fatto un giretto lungo “The Street” ed essere arrivati alla baia, torniamo al gampling per riposare. La casetta è calda e confortevole, i materassi comodi, il buio e il silenzio sono totali.

Un tavolino in legno con la bandiera della Finlandia vicino al mare ad Applecross.
All’Applecross Inn potete scegliere di mangiare all’interno del locale o nello spiazzo verde che affaccia direttamente sul mare. Al vostro arrivo potete scegliere una bandierina da associare al vostro tavolo, un utile espediente per facilitare le ordinazioni. Peccato che la bandiera italiana fosse già stata presa!
Un piatto di granchio e salmone affumicato.
Il delizioso granchio mangiato all’Applecross Inn, uno dei migliori pub di Scozia.

Giorno 10: Da Applecross a Fort William (208 Km)


  • Fermate: Bealach Na Ba – Eilean Donan Castle – Fort Augustus – Loch Tarff – Invergarry Castle – Commando Memorial – Old Castle of Inerlochy – Fort William;
  • Cosa abbiamo visto: Bealach Na Ba, Loch Coire nan Arr, Loch Carrow Viewpoint, Eilean Donan Castle, Bumblebee Heaven di Highland Titles, Clachan Durch Burial Ground, Fort Augustus e Lochness, Loch Tarff, Invergarry Castle, Commando Memorial, Old Castle of Inverlochy, Fort William;
  • Dove abbiamo mangiato: Ben Nevis Bar, High Street, Fort William
  • Dove abbiamo dormito: Melantee, Achintore road, Fort William
  • Costo della giornata: biglietti Eilean Donan Castle (2 adulti – 22€), pernottamento – colazione inclusa (69€), colazione e pranzo al sacco, cena al pub (64.31€). Totale: 155.31€.

La notte al gampling di Applecross è stata tranquilla e confortevole: all’interno della casetta in legno c’era elettricità e un piccolo termosifone; i gestori del gampling ci hanno prestato dei sacchi a pelo per la notte – noi ne eravamo sprovvisti. Di buon mattino abbiamo lasciato quella piccola perla di Applecross e ci siamo preparati ad affrontare il Bealach na Ba: una tortuosissima strada in discesa lungo le Highlands da percorrere a velocità decisamente moderata, ma che vale la pena per poter ammirare le enormi distese delle vallate glaciali.

Il passo di Bealach Na Ba in Scozia.
Il punto panoramico più famoso della Applecross Drive, all’imbocco del passo Bealach Na Ba.
Il cartello dell'Automobile Association posto all'imboccatura del passo di Bealach Na Ba.
Un lago in Scozia.
Una volta sceso il passo del Belach Na Ba, a pochi passi dalla strada si trova il piccolo Loch Coire nan Arr incastonato in una valle meravigliosa. La location viene sfrutata principalmente come stazione meterologica.

Dopo esserci fermati al Loch Carron Viewpoint abbiamo raggiunto l’Eilean Donan Castle, uno dei castelli più fotografati e conosciuti.

L'Eilen Donan Castle e il suo ponte visto da lontano.
Arrivare alla visa dell’Eilean Donan Castle lascia senza fiato, nonostante faccia venire un po’ di amaro in bocca perchè significa lasciare alle spalle la tranquillità per tornare nelle zone assalite dai turisti.

Il castello si trova sull’isoletta di Donan nel Loch Duich, collegata alla terraferma da un ponte in pietra direttamente connesso al castello. Costruito nel 1220 da Alessandro II di Scozia contro le invasioni dei Vichinghi, è stato dal Cinquecento di proprietà del clan McRae. I loro discendenti ancora oggi utilizzano il castello come luogo di villeggiatura, benché una buona parte sia stata interamente ricostruita e ristrutturata per le visite turistiche.

Finita la visita ci siamo poi diretti al (mio M.) Scotland Estate (se volete sapere come diventare Lord o Lady di Scozia, vi rimando a questo articolo sul blog).

Highland Titles location Scotland
Martina non stava ferma dalla gioia nel poter finalmente visitare il suo appezzamento di terreno, difatti ho faticato molto nel farla sedere all’ingresso per scattare questa foto.

Nel raggiungere il Bumblebee Heaven, sito di Highlands Titles, abbiamo fatto una scappatina al Loch Duch viewpoint. CI siamo fermati anche al Clachan Durch Burial Ground, al Sea to Sky Experience e all’Eas-Nan-Arm Bridge.

Il lago di Lochness fotografato assieme al cartello con il nome di Fort Augustus.
Un viaggio in Scozia non è lo stesso senza Fort Augustus, la località per eccellenza per chi fosse alla ricerca di scorgere il profilo di Nessie.
Calendonia Canal at Fort Augustus
Il sistema di paratie del Caledonian Canal ci ha sempre affascinato molto e Fort August presenta forse quello più complesso. La lenta apertura delle chiuse serve a portare il livello d’acqua del canale artificiale a quello del lago sottostante, in modo da garantire un sicuro passaggio delle imbarcazioni. Questi interessanti ingranaggi si trovano in molti luoghi di Scozia lungo il canale di Caledonia. Il canale collega il mare del nord a Inverness con la costa occidentale a Corpach. Solo un terzo del suo percorso è artificiale, il resto utilizza infatti i laghi di Loch Dochfour, Loch Ness, Loch Oich e Loch Lochy. Lungo oltre 100 Km, presenta ben 29 chiuse necessarie per garantire la navigazione in luoghi posti ad altitudini differenti.

Dopo un breve stop a Fort Augustus, cittadina sulle rive del Loch Ness famosa per essere il luogo di avvistamento di Nessie e dal cui porticciolo partono i traghetti turistici, ci siamo diretti a Fort William. Lungo la strada alcuni paesaggi e castelli ci hanno spinto a fare brevi soste: l’Invergarry Castle, il Commando Memorial (impareggiabile la vista da qui. Nei giorni di bel tempo è possibile perfino vedere la cima del Ben Nevis, il munro più alto di tutta la Gran Bretagna), l’Old Castle di Inverlochy.

Il Commando Memorial di Scozia, la statua con i tre soldati in ricordo dei soldati morti durant ei due conflitti mondiali.
Il Commando Memorial di Scozia, la statua con i tre soldati in ricordo dei soldati morti durante i due conflitti mondiali.
I ruderi del castello di Invergarry.
Le rovine del’Invergarry Castle, non molto lontano da Fort Augustus.
Il muro esterno dell'Old Castle of Inverlochy.
Le rovine dell’Old Castle of Inverlochy, nei pressi di Fort William. Sfortunatamente non abbiamo potuto fare foto dei cortili interni perchè al nostro arrivo siamo stati “investiti” dal corteo addetto al servizio fotografico di una coppia fresca fresca di matrimonio!

Fort William è un villaggio ai piedi del Ben Nevis, definito “capitale outdoor” della Scozia. Questo poiché è possibile svolgere una serie abbastanza cospicua di attività, come sci, trekking ed escursioni in barca (nei mesi estivi). Fort William è anche il luogo da cui parte il Jacobite, il famosissimo treno a vapore che, nei film di Harry Potter, ha prestato le sue locomotive per “impersonare” l’Hogwarts Express.

A Fort William abbiamo dormito in una deliziosa guest house, Melantee in Achintore Road, lievemente distante dal centro cittadino ma pulita, calda e comoda. I due bagni erano a disposizione di tutti gli ospiti ma erano perfettamente puliti. La stanza era dotata di un bagnetto di servizio con un lavandino. La proprietaria (la signora Flora) è stata gentilissima e premurosa. Il giorno dopo ci ha preparato una perfetta full breakfast accompagnata da toast e marmellate fatte in casa.

Un giro per il centro di Fort William, piccolo ma ben fornito di negozi, librerie e bar, ci ha portato a cena al Ben Nevis Bar in High Street. È un buon pub con una vasta offerta di carne e pesce: ottima la mussels soup (la zuppa di cozze) e la frittura di molluschi; per non farci mancare nulla abbiamo ordinato anche un bel paninazzo con l’haggis (che gli scozzesi mettono proprio dappertutto). Stanchi morti, non ci siamo fatti mancare un’ultima tazza di tè prima di prendere sonno nel comodissimo letto della guest house.

Giorno 11: Da Fort William a Falkirk (382 Km)


  • Fermate: Glenfinnan Viaduct and Monument – Casmudarach Beach – Mallaig – Glencoe – Devil’s Pulpit – Falkirk;
  • Cosa abbiamo visto: Fort William (Neptun’s Staircase, Corpach boat), Glenfinnan Viaduct and Monument, Camusdarach Beach, Mallaig, Glenoce e Three Sisters, Devil’S Pulpit, Falkirk (Kelpies);
  • Dove abbiamo mangiato: The Orchard Hotel, Falkirk;
  • Dove abbiamo dormito: The Orchard Hotel, Falkirk;
  • Costi della giornata: pernottamento -colazione inclusa (68€), pranzo al sacco, cena al pub (54.92€). Totale: 122.92€.

La colazione da Melantee è più che abbondante. Alle 8:30, tuttavia, siamo già in auto. L’obiettivo del giorno è seguire il Jacobite, il celeberrimo treno a vapore scelto per “interpretare” l’Hogwarts Express nei film di Harry Potter, che parte da Fort William e arriva a Mallaig in circa cinque ore.

Siamo però decisamente in anticipo per la partenza del Jacobite; decidiamo quindi di rinunciare ad aspettare per poter sfruttare appieno la giornata. Per cui proseguiamo spostandoci lungo il Loch Eil e raggiungere Corpach, un piccolo villaggio sulle cui spiagge resta il relitto della Corpach Shipwreck o The Old Boat of Caol, un peschereccio che nel 2011 si arenò dopo una tempesta particolarmente violenta; la nave è sulla spiaggia, lievemente inclinata, e alle sue spalle si erge maestoso il Ben Nevis, donando allo spettatore una visione davvero suggestiva.


La barca di Corpach arenata affianca al fiordo di Forth William.
La curiosa imbarcazione chiamata “Old Boat of Coal” (Vecchia imbaracazione da carbone), arenata sulle sponde del Loch Eil nella località Corpach è una delle attrazioni principali nei dintorni di Fort William.

Arriva il momento di seguire la corsa del Jacobite: corriamo (letteralmente, a perdifiato, cercando la visuale migliore) lungo il dorso della collina che ospita una delle estremità del Glenfinnan Viaduct, il viadotto reso celebre dalle indimenticabili scene di Harry e Ron in viaggio verso Hogwarts sulla Ford Anglia del signor Weasley, che per poco non si fanno ammazzare dal treno proprio in prossimità del viadotto.

Il Glenfinnan Viaduct.

ll posto è famosissimo e troviamo una nutrita folla di turisti e viaggiatori, esploratori e semplici avventurieri che aspettano con noi il momento in cui il treno, passando sul viadotto, fischia ed emette vapore, scatenando gli applausi e i saluti entusiastici della folla.

Il Glenfinnan Viaduct con il treno Giacobite ad attraversarlo.
Il modo migliore per godere del passaggio del treno a vapore Jacobie sul Glenfinnan Viaduct è dal Glenfinnan Viaduct Viewpoint, di libero accesso a tutti. Lo si raggiunge passeggiando si una strada bianca che inizia nei pressi del parcheggio e che, dopo essere passata sotto una delle alte arcate del viadotto, si arrampica sul versante della montagna. Per raggiungerlo servono 15 minuti di cammino. Il treno passa alle ore 10:30 e 15:30.

Dopo aver scattato un milione di foto e aver visto, da lontano, il Glenfinnan Monument, ci rimettiamo in auto e percorriamo una quarantina di chilometri per arrivare a Camusdarach Beach. È una delle spiagge più belle del Regno Unito, dalla sabbia bianchissima e il mare limpido e gelido.

Il Glenfinnan Monument in Scozia
Dal Glenfinnan Viewpoint (un altro punto panoramico, a pagamento) si gode di una vista favolosa del Glenfinnan Monument e del Viaduct.

Qui ci fermiamo in costume da bagno: la temperatura lo consente e possiamo provare a immergerci, anche se dopo restiamo congelati per diverso tempo. Dopo questo momento di relax, decidiamo di arrivare fino a Mallaig per vedere il treno fermarsi alla stazione. Arrivati alla cittadina facciamo in tempo ad ammirare il treno arrivare e poi ripartire per Fort William, in una nube di vapore.

La sabbia bianca di Casmudarach Beach.
La sabbia bianca di Casmudarach Beach, una delle spiagge più belle del Regno Unito.

Ripartiamo lasciandoci alle spalle la meravigliosa costa occidentale per tornare verso il centro. Passiamo per Glencoe e le Three Sisters, le tre sorelle. Queste tre collin fecero da sfondo a uno dei massacri più tristi della storia dei Clan scozzesi. Da qui il nome “Glencoe”, cioè “Valle delle lacrime”: qui infatti venne quasi del tutto sterminato il clan dei McDonald a opera del clan dei Campbell, che agirono per ordine del re Guglielmo III di Inghilterra, al quale avevano appena prestato giuramento.

I McDonald, invece, pensandoci all’ultimo minuto, erano arrivati a giurare ai piedi del re qualche giorno dopo la fine del tempo limite loro concesso. Per questo furono puniti e massacrati “a fil di spada” nella notte tra il 12 e il 13 febbraio da alcuni membri del clan dei Campbell, da loro ospitati per due settimane. I pochi superstiti al massacro si nascosero tra le montagne (le Three Sisters) ma videro la morte a causa delle temperature troppo rigide delle Highlands. Ancora oggi al Clacaigh Inn, un locale storico della Valle, un cartello dice: “Vietato l’ingresso ai venditori ambulanti e ai Campbell”.

Le Three Sisters di Glencoe.
Le famose Tre Sorelle nella valle di Glencoe. Questa zona di Glencoe è famosa per una triste storia. La valle di Glencoe è soprannominata “The weeping glen” (la valle del pianto), per via del massacro avvenuto in questi luoghi per mano dei Campbell, a scapito dei MacDonald che abitavano nella zona.

Dopo Glencoe viaggiamo per circa due ore e ci fermiamo brevemente al Devil’s Pulpit, nei pressi di Stirling. Il Devil’s Pulpit è una pozza d’acqua naturale circondata da ripidissime pareti di roccia rossastra e alimentata da una cascata: il posto è bellissimo ma è vietato scendere nel Pulpit a causa delle scale sconnesse e pericolanti; tuttavia i più coraggiosi (forse meglio dire incoscienti) si tuffano comunque nelle acque cristalline della pozza.

La scala che scende al Devil's Pulpit a Glasgow, in Scozia.
La pericolosa scalinata in discesa verso il Devil’s Pulpit, la stretta vallata famosa per lo spettacolo di colori rosso fuoco mischiato al verde del muschio delle rocce su cui scorre l’acqua.
Il Devil's Pulpit visto dall'alto.
La zona è molto pericolosa, le pareti sono alte e a strapiombo. Non è un luogo adatto dove portare dei bambini.

L’ultima tappa del nostro meraviglioso viaggio on the road è Falkirk. Dopo aver fatto il check-in in albergo e aver consumato una velocissima cena a base di fish and chips (e ben due porzioni di gelato), ci mettiamo in auto e proviamo a vedere le Falkirk Wheels, che purtroppo troviamo chiuse. Fortunatamente, però, riusciamo a vedere i Kelpies. Sono due enormi sculture in metallo rappresentanti teste di cavallo che si illuminano di colori diversi, costruite da Andy Scott nel 2013.

I kelpies sono, nel folklore scozzese, degli spiriti maligni in grado di assumere le sembianze di un cavallo bianco. Infestano i laghi di Scozia e Irlanda, attirando verso il fondo il malcapitato e poi cibandosene. Nel caso di queste magnifiche e imponenti sculture, esse rappresentano un po’ l’essenza della Scozia: una testa guarda in alto, verso il futuro luminoso, l’innovazione, la tecnologia; l’altra guarda in basso, verso la tradizione, la storia, le radici profonde del paese che sogna sempre, un giorno, di riacquisire l’indipendenza che merita.

Lo spettacolo dei Kelpies illuminati è affascinante e, nonostante il freddo e la stanchezza, restiamo per un po’ a fare foto e a passeggiare, esplorando le basi delle sculture. Esausti, torniamo in albergo e cerchiamo di dormire quanto possibile, già tristi per la fine del nostro viaggio.

I kelpies con colori differenti a Edimburgo.
Le statue dei Kelpies, demoni d’acqua a forma di cavallo che secondo il folklore scozzese infestavano fiumi e laghi. La colorazione dei Kelpies varia continuamente dal verde, blu, giallo e rosso.

Giorno 12: Da Falkirk a Edimburgo (45 Km)


  • Fermate: Edimburgo;
  • Cosa abbiamo visto: Passeggiata rilassante a Edimburgo;
  • Dove abbiamo mangiato: Pranzo d’asporto all’aeroporto di Edimburgo;
  • Dove abbiamo dormito: Sfortunatamente nel nostro letto di casa, in Italia.
  • Costi della giornata: pranzo al pub, souvenirs: 70€.
  • Totale dei Km percorsi: 1480 Km

Le imprese su strada degli ultimi due giorni di viaggio ci avevano stesi. Al suonare della sveglia avremmo pagato ogni cifra pur di rimanere sotto le coperte – il checkout dopotutto era alle 10:00. Sfortunatamente il volo di ritorno era previsto per le 14:40. Per cui ci trasciniamo fuori dalla stanza, ingoiamo a stenti una veloce colazione al bar dell’hotel e ci rimettiamo in auto, direzione Edimburgo. La nostra idea di avvicinarci il più possibile alla capitale risulta vincente. In poco più di un’ora lasciamo l’auto alla concessionaria e ci troviamo su Prince Street. Qui comperiamo gli ultimi souvenir di rito per amici e parenti; prima di prendere l’autobus da Waverley Bridge per raggiungeere l’aeroporto e scrivere la parola fine sul nostro fantastico viaggio per la Scozia on the road: quasi 1480 Km di pura libertà.

Costi del viaggio

Viaggiare per la Scozia on the road, soprattuto seguendo un itinerario impegnativo, può risultare spesso costoso se non si presta attenzione a come si spendono i propri soldi.

Una buona organizzazione, la scelta di risparmiare con pasti al sacco o d’asporto (sfruttando le colazioni quasi sempre incluse e godendo comunque di un pasto caldo al pub ogni giorno) e la possibilità di prenotare il pernottamento in anticipo portano spesso a un risparmio non indifferente. Come avete potuto leggere, in questo viaggio non ci siamo fatti mancare nulla. Qualche taglio (soprattutto sul costo dei voli e su qualche cena in cui ci siamo lasciati un po’ andare) era forse ancora possibile.

La Scozia è leggermente più costosa di molte zone italiane ma di sicuro più economica di altre regioni del Regno Unito. Ve lo posso confermare vivendo nel sud dell’Inghilterra (F.). Il costo del noleggio auto, di circa 30€ al giorno, non è stato alto. Inoltre, l’aver preso un auto molto moderna ci ha permesso di risparmiare molto sul carburante. In fin dei conti la spesa totale, riassunta qui sotto di tutte le spese effettuate giorno per giorno, è onesta per un itinerario di viaggio in Scozia di 12 giorni.

Costo totale del viaggio per 2 persone: 2507.54 = 1253.77 a persona.

Voli a/r da e per l’aeroporto di Treviso Sant’Angelo (x2 adulti con bagaglio da stiva): 323€;
Autobus a/r da e per The Edimburgh Airport: 16.69€;
Costo per il noleggio dell’auto per 10 giorni: 292.52€;
Costo del carburante speso: 162.84€;
1- Spese Giorno 1: 370.03€;
2- Spese Giorno 2: 36.75€;
3- Spese Giorno 3: 169.88€;
4- Spese Giorno 4: 130.34€
5- Spese Giorno 5: 135.47€;
6- Spese Giorno 6: 119€;
7- Spese Giorno 7: 197.22€;
8- Spese Giorno 8: 65.7€;
9- Spese Giorno 9: 140.1€;
10- Spese Giorno 10: 155.31€;
11- Spese Giorno 11: 122.92€;
12- Spese Giorno 12: 70€.

Per quanto 12 giorni siano sufficienti a godere di un tour che copre gran parte della Scozia, i momenti spesi tra le sue verdissime vallate dai molti laghi non sembrano mai abbastanza. Pensate, il paese ospita ben 3000 castelli e visitandone uno ogni finesettimana non riuscireste a terminarli in 30 anni!

Terra di miti, luoghi e persone meravigliose, la Scozia strega il cuore. L’unico disincanto è farsi trascinare e tornare a vederla ancora, e ancora.

Siete mai stati in Scozia? Che portate con voi di questa terra?

Raccontatecelo nei commenti!

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

E rimani aggiornato


Iscriviti alla Newsletter!

Riceverai ogni mese un'email con contenuti interessanti, idee e ispirazione per i tuoi prossimi viaggi!

* campo richiesto!

Acconsento all'utilizzo dei miei dati per la ricezione della newsletter a puro scopo informativo.