Trip Therapy

La sindrome di Wanderlust: la malattia di chi ama viaggiare

Una ragazza in piedi di spalle con braccia e gambe aperte sulla cima dell'Arthur Seath, con vista sulla città di Edimburgo e sul mare in lontananza.

I veri viaggiatori partono per partire e basta: cuori lievi, simili a palloncini che solo il caso muove eternamente, dicono sempre “Andiamo”, e non sanno perché. I loro desideri hanno le forme delle nuvole.” Questo diceva Charles Baudelaire nell’800, questa è la vita di chi soffre della sindrome di Wanderlust.

Wanderlust: sono sicuro avrete sentito spesso questa parola. L’avrete probabilmente vista tatuata sulla pelle di uno sconosciuto o di un amico. L’avrete sentita di sfuggita alla televisione, riportata in un articolo di giornale o usata come hashtag sul web. Wanderlust non si tratta di un disturbo psicologico.

La malattia del viaggiatore, così si chiama l’ossessione che spiega il malessere di chi non riesce a stare nello stesso luogo per troppo tempo, di chi sente l’irrefrenabile desiderio di scoprire il mondo, vagabondare alla ricerca di nuove culture e all’apprendimento di nuovo, curiose, tradizioni.

Non per niente il termine wanderlust deriva dal tedesco, wandern e lust, che significano rispettivamente vagabondare e ossessione/desiderio, da cui si può riassumere il concetto “desiderio di scoprire il mondo e di viaggiare“.

Un’ossessione o una patologia vera e propria?

Il ponte del Glenfinnan Viaduct visto da uno dei finestrini del trano Giacobite.

Per via delle molte ragioni economiche e di praticità che lo accomunano al turismo, in molti considerano i “malati” come persone con una sentita passione per i viaggi e per le emozioni forti. A pensarci bene c’è molto altro dietro.

C’è chi porta sul corpo i segni di notti passate in aeroporto, di giornate spese in viaggio su bus e su treni, di tende, ostelli, alberghi e chilometri macinati per raggiungere una destinazione e un obbiettivo.

Incontri persone dallo sguardo brioso, quello di chi ha visto e vissuto oltre, il bello, il puro, il diverso fraterno che il mondo ha da offrire.

C’è chi chiama casa dieci posti diversi, chi le radici le lega alle persone e alle emozioni vissute piuttosto che relegare l’esistenza a un unico luogo.

Questo non può essere solo un hobby. Uscire dai propri confini aiuta a capire, superare le proprie zone di comfort permette di conoscere i mille volti nascosti del grande spettacolo chiamato mondo.

In molti trovano assurdo pensare come ci si possa “ammalare” di una patologia tanto bizzarra. Tuttavia, sembra esista un legame biologico tra le sofferenze di questi insoliti sognatori e il loro DNA. Pubblicata sulla rivista Evolution and Human Behaviour, la ricerca afferma di aver scovato il gene del viaggio, denominato gene di Wanderlust.

Il gene di Wanderlust non sarebbe altro che il recettore della dopamina del cervello DRD4, la cui mutazione in DRD4-7R sarebbe quindi la diretta responsabile della passione e della curiosità per tutto ciò che è esotico e sconosciuto. Pare che questo recettore non sia presente in tutti, ma fa parte del DNA di circa il 20% della popolazione mondiale.

Lo studio mostra inoltre come questo gene sia distribuito maggiormente in zone del mondo dove gli spostamenti sono stati sempre storicamente incoraggiati, come in Africa, da dove sono partite le prime migrazioni degli uomini.

La sindrome di Wanderlust spiegherebbe infine il resfeber, il pulsante batticuore che sembra prenderci ogni qualvolta siamo in partenza per un nuovo viaggio.

Come riconoscere un “malato” di Wanderlust

Un tavolo con molti oggeti tra cui banconote, un passaporto, degli occhiali da soli e un foglio bianco in centro con su scritto "Go all in".

Ci sono dei segnali inecquivocabili per capire se siete affetti da questa sindrome. Se avete almeno un paio di questi sintomi dovreste considare una buona terapia a base di viaggio.

  1. Sentite la continua e irrefrenabile necessità di viaggiare, di conoscere persone e di fare esperienze inconsuete;
  2. Avete un controllo maniacale nel prezzo dei voli e del vostro viaggio, tanto da comparare le spese della vita comune con quelle di un viaggio passato, o da portarvi a pensare come quei soldi potrebbero essere un miglior investimento per un viaggio futuro. “Questi occhiali costano troppo, con la stessa cifra potrei passare un fine settimana a Praga”.
  3. Siete persone maggiormente propense ad affrontare rischi, a provare cibi nuovi o a buttarsi in nuove relazioni;
  4. Scorrendo la vostra cronologia, i post più seguiti e le pagine più cliccate riguardano i viaggi, il turismo e i siti di prenotazione;
  5. In libreria i vostri passi vi conducono inevitabilmente nella sezione viaggi dove finite sempre a sfogliare una guida per una destinazione lontana;
  6. Voucher aerei e guide di viaggio sono tra i regali che sperate sempre di ricevere;
  7. Quando tornate da un viaggio iniziate già a pensare al successivo;
  8. Tenete sempre un sacchettino di medicinali e un piccolo set da bagno pronti, nell’occorrenza di una gita improvvisa;
  9. Conoscete un sacco di curiosità capaci di lasciare i vostri amici a bocca aperta: dal fuso orario di Bangkok, il nome di luoghi isolati e il significato della tradizione del Dongsangnye;
  10. Non si ha un solo luogo da chiamare casa. Molto spesso una parte di voi è rimasta altrove, e ogni tanto vi richiama a visitarla per riprendere la ricchezza delle emozioni provate e il legame speciale instaurato con le persone del luogo;
  11. Avete molti amici sparsi per il mondo;
  12. Sognate spesso a occhi aperti luoghi appartenenti ai vostri viaggi passati, oltre che quelli che non avete ancora visitato;
  13. Ogni occasione è buona per parlar di viaggi e per proporne uno;
  14. Tutti intorno a voi pensano a fare famiglia e a comperare a casa, mentre la vostra priorità è viaggiare;
  15. Vi sentite più a vostro agio in un paese estero, dove non vi spaventa comunicare anche se non conoscete la lingua del luogo;
  16. Al ritorno da un viaggio venite colti da un’irrefrenabile malinconia;
  17. Quando vedete un volo in offerta non resistete e l’acquistate;
  18. Ciò che vi da la carica ogni giorno sono gli sforzi fatti per il prossimo viaggio, che aspettate tanto da contarne i giorni che vi separano dal farlo;
  19. Alcuni dei vostri film preferiti sono ambientati in luoghi dove avete lasciato un pizzico del vostro cuore;
  20. Tornereste a casa solo per rivedere i vostri cari;
  21. Viaggiate per ritrovare voi stessi;
  22. Sentite che la tua vita abbia un senso, vi senti veramente vivi e felici, quando siete in viaggio. Sono il vostro corpo, il vostro cuore, il vostro cervello a dirvelo.

La sindrome di Wanderlust sembra sia quindi molto piú di un semplice hobby. È un impulso vecchio quando l’essere umano stesso, che spinge a superare ogni barriera culturale e geografica.

Ho la sindrome di Wanderlust, come trovare una cura?

Due mongolfiere variopine su un paesaggio montuoso leggermente innevato.

Convivere con la sindrome di Wanderlust può essere fastidioso, ma non per questo dovreste far fondo a tutte le tue risorse economiche. Nella ricerca di una cura ho aperto questo blog, dove poter raccontare la mia passione e condividere guide basate su esperienze personali per aiutarvi a organizzare i vostri prossimi viaggi.

Se anche voi vi sentite in gabbia nella normalità della routine giornaliera e sognate mete lontane ed esotiche, se anche voi passate le giornate navigando su siti di viaggi alla ricerca di nuove ispirazioni, probabilmente siete malati di Wanderlust.

In questo caso non c’è cura, se non quella di tagliare la rete e partire. Cercate sollievo tra un viaggio e l’altro, provando emozioni tanto forti da farvi sentire vivi, e sgonfiare il palloncino di malessere che vi tiene sotto pressione. Solo stare fermi per tanto tempo tornerà a gonfiarlo. Ricomincerà a spingere sulle pareti del nostro cuore tanto da farvi star male nuovamente, ma quando succederà conoscerete il segreto. Partite ancora e ancora, alla ricerca del sollievo che solo l’avventura sa dare.

La fortuna più grande è quella di trovare una persona che soffra delle vostre stesse pene, qualcuno che vi capisca veramente. Un’anima con cui incamminarsi mano nella mano lungo l’arduo percorso alla ricerca di un attimo di sollievo o, chi lo sa, con cui intraprendere un viaggio intorno al mondo per lasciare indietro il ricordo della sofferenza e dedicare la propria esistenza alla costante cura della continua, incomprensibile, incessante sindrome di Wanderlust.

Wanderlust è solo una delle tante parole straniere che non hanno una traduzione in italiano. Volete scoprire quali sono le altre?

Passate a leggere il mio blog post: “Parole impossibili da tradurre che esprimono una grande voglia di viaggiare“.

Tra malati ci si intende alla grande, nessuno meglio di noi instancabili viaggiatori può essere il miglior consigliere. Vi aspetto su Facebook e su Instagram per fare due chiacchiere e cercare un po’ di sollievo insieme.

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